Air India 787: l’indagine si sta arenando tra tensioni politiche, approcci incompatibili e sospetti opposti

L’inchiesta sullo schianto del 787 Air India è paralizzata da tensioni tra USA e India; ritardi, divergenze tecniche e sospetti opposti frenano i risultati.

L’inchiesta sullo schianto del Boeing 787 di Air India ad Ahmedabad, avvenuto il 12 giugno 2025 e costato la vita a 260 persone, è diventata il teatro di uno scontro aperto tra Stati Uniti e India. Ciò che doveva essere una procedura tecnica basata su regole ICAO consolidate si è trasformato in un caso diplomatico, aggravato da incomprensioni, tempi lenti e letture divergenti su ciò che accadde realmente nel cockpit pochi minuti dopo il decollo.

Fin dai giorni successivi alla tragedia, la collaborazione tra il National Transportation Safety Board (NTSB) statunitense, la Federal Aviation Administration (FAA) e l’Aircraft Accident Investigation Bureau indiano (AAIB) si è rivelata fragile. Il Wall Street Journal ha raccontato una serie di episodi che restituiscono un quadro di sospetto reciproco e di scarsa fiducia operativa; Flying Magazine ha confermato il clima teso, sottolineando come le tensioni non siano un dettaglio marginale ma una variabile che sta influenzando i tempi dell’inchiesta.

Le norme ICAO prevedono che lo Stato in cui avviene l’incidente guidi l’indagine attraverso il proprio organismo investigativo. Allo stesso tempo la partecipazione dello Stato di progettazione e produzione del velivolo è un obbligo formale, che nel caso del 787 coinvolge gli Stati Uniti. Si tratta di una prassi standard applicata ovunque; nel caso di incidenti Airbus in Asia è comune la presenza di tecnici francesi e di rappresentanti europei, e nessuno solleva obiezioni.

Nel caso del volo Air India 171 questa cooperazione si è rivelata più complessa del previsto. Secondo il Journal, già l’arrivo a New Delhi dei due specialisti americani incaricati dell’analisi delle scatole nere è stato accompagnato da messaggi urgenti che annunciavano un cambio di programma. L’AAIB voleva trasferire le scatole nere in un laboratorio situato a Korwa, nel nord dell’India. Gli americani ritenevano invece che l’analisi sarebbe avvenuta a New Delhi o a Washington, ed erano contrari a inviare personale in un’area considerata sensibile sotto il profilo della sicurezza.

La presidente dell’NTSB Jennifer Homendy, informata all’ultimo momento, avrebbe fermato il trasferimento attraverso un intervento diretto del Dipartimento di Stato. Un ultimatum imposto a New Delhi avrebbe stabilito una scelta obbligata tra la capitale indiana o Washington come sedi per la lettura dei dati. Nel giro di 48 ore l’India decise per New Delhi. L’episodio ha generato frizioni immediate e ha lasciato un segno evidente su tutto ciò che sarebbe accaduto in seguito.

Il Journal riferisce che la collaborazione si è deteriorata rapidamente per motivi tecnici e procedurali. Le autorità indiane procedevano secondo un modello sequenziale: prima un blocco di verifiche, poi il successivo. Gli americani chiedevano invece una revisione simultanea e più ampia dei dati, per identificare eventuali implicazioni sulla sicurezza della flotta 787, ritenute prioritarie per l’intero traffico internazionale.

La produzione della trascrizione del flight data recorder ha richiesto settimane, invece dei pochi giorni che normalmente caratterizzano indagini di questa portata. Fonti FAA citate dalla stampa statunitense descrivevano una situazione in cui gli investigatori americani aspettavano di consultare i dati mentre la parte indiana procedeva con tempi ritenuti eccessivamente lenti e poco trasparenti.

Secondo alcune testimonianze raccolte dal Journal, l’AAIB non voleva che un ente straniero assumesse un ruolo dominante nel processo. Il direttore G.V.G. Yugandhar avrebbe rimarcato alle controparti che l’India non era un Paese del terzo mondo e che le capacità tecniche dell’agenzia indiana erano pienamente comparabili a quelle dei partner occidentali.

Il rapporto preliminare diffuso dall’AAIB a luglio aveva introdotto un dato cruciale. I fuel control switches del Boeing 787 erano stati trovati in posizione CUTOFF. In questa configurazione l’alimentazione di carburante ai motori viene interrotta e la spinta cala rapidamente. Il documento non forniva una spiegazione. Non è stato chiarito se si sia trattato di un errore, di un malfunzionamento o di un’azione intenzionale.

Gli Stati Uniti ritengono questo punto centrale. Una parte del settore aeronautico statunitense e alcuni funzionari governativi considerano plausibile l’ipotesi di un gesto deliberato da parte del comandante. Nulla di ufficiale è stato dichiarato, ma diverse fonti citate dal Journal sostengono che gli Stati Uniti stiano valutando questa possibilità con grande attenzione.

L’India rifiuta di prendere in considerazione la stessa ipotesi. Le associazioni dei piloti e l’AAIB chiedono cautela e preferiscono focalizzarsi su scenari alternativi. Anche questo divario di interpretazione contribuisce all’impasse.

Le informazioni trapelate sulla dinamica raccontano un quadro frammentato. Dopo il decollo, il velivolo non è riuscito a prendere quota. I registratori di volo mostrano che durante la perdita di altitudine il primo ufficiale avrebbe reagito nel panico cercando di richiudere l’assetto del velivolo attraverso una trazione energica sulla cloche. Il comandante, sospettato di aver posizionato i selettori carburante su CUTOFF, non avrebbe effettuato alcuna manovra per ripristinare la potenza.

Il 787 ha perso velocità e si è schiantato contro gli edifici di un istituto medico, provocando la morte dell’equipaggio, di quasi tutti i passeggeri e di oltre venti persone a terra.

A oggi la collaborazione ufficiale tra NTSB, FAA e AAIB non è stata interrotta. Tuttavia non vengono pubblicati aggiornamenti da mesi. La divergenza tra le due parti non riguarda soltanto il metodo scientifico, ma il significato finale dei dati. Gli Stati Uniti vogliono verificare senza ritardi se il modello 787 presenti vulnerabilità di natura tecnica. L’India vuole mantenere una piena autonomia investigativa e respinge ogni lettura che possa essere percepita come un giudizio sul proprio equipaggio o sui propri standard operativi.

Questa distanza ha congelato l’indagine. Non emerge alcun progresso concreto e gli aspetti più critici dell’incidente restano senza spiegazione. Una tragedia di questa entità richiederebbe una cooperazione solida e continua; al momento la scena è dominata da procedure in conflitto, comunicazioni lente e una prospettiva comune che sembra molto lontana.

The Flying Guru

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