Il grande spazio vuoto dell’aviazione indiana

L’India è uno dei mercati aeronautici che crescono più rapidamente al mondo. Le compagnie ordinano centinaia di aeromobili, il traffico domestico aumenta ogni anno e le infrastrutture aeroportuali si moltiplicano. Eppure, dietro questi numeri, esiste ancora un enorme spazio di crescita che riguarda soprattutto l’aviazione regionale. Non perché manchi la domanda di mobilità, ma perché per gran parte della popolazione l’aereo rimane semplicemente troppo lontano.

Secondo lo studio Exploring India’s Connectivity Landscape, basato sulla piattaforma di analisi MobilityMonitor sviluppata da ATR, oggi il trasporto aereo rappresenta appena il 3% degli spostamenti interurbani domestici nel paese. La quasi totalità dei viaggi continua a svolgersi su strada o su ferrovia, un dato che racconta molto bene la struttura della mobilità indiana.

Il punto non è solo economico, ma geografico. Un aeroporto esiste, ma spesso non è abbastanza vicino da rendere l’aereo una scelta naturale. L’analisi mostra infatti che la probabilità di utilizzare il trasporto aereo cresce rapidamente quando il tempo necessario per raggiungere uno scalo scende sotto i 90 minuti. Entro questa soglia la domanda può diventare fino a tre volte più alta rispetto alle aree più remote.

Oggi circa 425 milioni di indiani vivono entro questo raggio di accessibilità, una cifra significativa in termini assoluti ma che rappresenta solo il 30% della popolazione nazionale. In altre parole, per la maggioranza degli abitanti del paese l’aereo non è ancora un mezzo di trasporto realmente disponibile.

È proprio questa distanza tra domanda potenziale e infrastruttura disponibile che il governo indiano sta cercando di colmare.

Negli ultimi anni Nuova Delhi ha avviato il programma UDAN (Ude Desh ka Aam Naagrik), un piano nazionale pensato per sviluppare l’aviazione regionale e rendere il volo accessibile anche alle città minori. L’iniziativa ha già mobilitato oltre 2 miliardi di dollari di investimenti e ha permesso di attivare circa 650 nuove rotte domestiche negli ultimi anni.

L’obiettivo è però molto più ambizioso. Il governo punta ad arrivare a circa 230 aeroporti operativi entro il 2030, praticamente raddoppiando la rete attuale. Se questa espansione verrà completata, l’accesso all’aviazione potrebbe cambiare radicalmente. Le simulazioni indicano che la popolazione con un aeroporto raggiungibile in tempi ragionevoli potrebbe aumentare di circa 175 milioni di persone, superando quota 600 milioni di abitanti.

Un cambiamento di questo tipo non riguarda solo la geografia degli aeroporti, ma anche la struttura della domanda.

Per analizzare questo aspetto ATR ha utilizzato un approccio diverso da quello tradizionale. Invece di limitarsi alle statistiche dell’aviazione, la piattaforma MobilityMonitor osserva i comportamenti reali di mobilità utilizzando dati aggregati provenienti da 20 milioni di viaggiatori, includendo spostamenti su treno, autobus, auto e aereo.

Questo metodo consente di identificare i flussi di viaggio esistenti anche dove oggi non esiste alcun collegamento aereo.

Il quadro che emerge è quello di un mercato gigantesco. In India si registrano circa 4,6 miliardi di viaggi interurbani ogni anno considerando tutte le modalità di trasporto. Una parte molto consistente di questi flussi avviene però in aree che non dispongono di aeroporti facilmente accessibili.

Quando si osserva questa mobilità con uno sguardo diverso, appare evidente che una parte della domanda potenziale per l’aviazione esiste già oggi.

Utilizzando modelli sviluppati insieme alla Georgia Tech University, lo studio ha analizzato centinaia di coppie di città per capire dove un collegamento aereo potrebbe diventare sostenibile. Il risultato è l’identificazione di oltre 900 possibili rotte domestiche con una domanda minima stimata di circa 9.000 passeggeri all’anno.

Se anche solo una parte di queste rotte venisse attivata, la rete domestica indiana potrebbe superare 1.500 collegamenti interni.

La caratteristica più interessante è che questa crescita non riguarda le grandi metropoli già ben collegate tra loro. La maggioranza dei nuovi collegamenti individuati coinvolge città di livello medio o piccolo, quelle che in India vengono classificate come Tier 2 e Tier 3. Circa il 62% delle nuove rotte potenziali riguarda proprio queste realtà urbane, spesso collegate oggi quasi esclusivamente tramite ferrovia o autobus a lunga percorrenza.

La struttura geografica del paese rende questo fenomeno ancora più evidente. Oltre il 90% dei viaggi interurbani in India avviene su distanze inferiori a 740 chilometri, un segmento nel quale il tempo di viaggio può ridursi drasticamente se esiste un collegamento aereo diretto.

Secondo le simulazioni dello studio, il traffico domestico potrebbe passare dagli attuali 150 milioni di passeggeri all’anno a circa 240 milioni, con 90 milioni di viaggiatori aggiuntivi. Una quota significativa di questa crescita arriverebbe proprio dal mercato regionale, dove circa 35 milioni di passeggeri potrebbero volare su rotte inferiori ai 740 chilometri.

Letta in questa prospettiva, l’aviazione indiana non è soltanto la storia delle grandi compagnie low cost o delle maxi commesse per nuovi aeromobili. È anche la storia di una rete ancora incompleta, di città che attendono di essere collegate e di milioni di viaggiatori che oggi percorrono lunghe distanze su strada o su rotaia.

In un paese dove la mobilità interurbana supera i 4,6 miliardi di viaggi all’anno, basta spostare una piccola frazione di questi flussi verso l’aereo per produrre cambiamenti enormi nel mercato dell’aviazione. Ed è proprio su questa trasformazione lenta, infrastrutturale e territoriale che si gioca una parte importante del futuro del trasporto aereo indiano.

The Flying Guru

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