La Corte di giustizia dell’Unione europea ha accolto il ricorso di Dassault e ha stabilito il 24 giugno 2026 che i costruttori di business jet non possono essere esclusi in modo automatico dalle cosiddette attività transitorie previste dalla Green Taxonomy europea del 2023. La decisione interviene su un terreno sensibile per l’aviazione d’affari e per la finanza sostenibile, perché questa classificazione incide non solo sul profilo reputazionale delle imprese ma anche sull’accesso ai capitali e agli strumenti pubblici di sostegno.
La categoria delle attività transitorie riunisce i settori economici che mantengono un impatto ambientale difficile da abbattere anche adottando le migliori tecnologie oggi disponibili, ma che presentano un percorso realistico di decarbonizzazione nel prossimo futuro. Proprio da questa categoria era stata esclusa l’aviazione executive, sulla base delle emissioni relativamente elevate per passeggero. Dassault, costruttore francese della famiglia Falcon, ha contestato sul piano giuridico questa esclusione. Pochi giorni prima della sentenza, il 19 giugno 2026, aveva compiuto il primo volo il Falcon 10X, nuovo modello a lunghissimo raggio della società.
Nel motivare la decisione, il tribunale europeo ha riconosciuto che Dassault aveva un interesse diretto nella vicenda, perché la questione incide sul suo business principale. La Corte ha anche ritenuto ammissibile l’argomento secondo cui altri mezzi di trasporto non offrono un’alternativa comparabile alle capacità dei jet privati in termini di rapidità e flessibilità, in particolare sulle coppie di città prive di collegamenti diretti. Un punto che pesa nel mercato dell’aviazione d’affari europea, storicamente legato a tratte secondarie e aeroporti con una rete commerciale limitata.
La sentenza prende in esame anche il possibile contributo del Sustainable Aviation Fuel, il SAF, alla riduzione dell’impronta carbonica dei business jet. Il carburante sostenibile per l’aviazione è uno degli strumenti su cui l’intero settore punta per contenere le emissioni nel medio periodo. Secondo i dati della Commissione europea e dell’industria, il SAF consente riduzioni delle emissioni di CO2 sul ciclo di vita che possono arrivare fino al 70 per cento o oltre, a seconda della materia prima impiegata e del processo produttivo. La disponibilità resta però limitata e i costi sono ancora superiori rispetto al cherosene convenzionale.
Un altro elemento richiamato dalla Corte riguarda la distinzione tra uso e produzione. La parte maggiore dell’impatto ambientale dei jet privati si concentra nella fase operativa, cioè nei voli. Dassault, invece, è attiva principalmente nella costruzione degli aeromobili. Questo passaggio è centrale nella lettura giuridica della vicenda, perché separa la classificazione dell’attività industriale del costruttore da quella legata all’impiego dell’aeromobile da parte degli operatori e dei clienti finali.
Per l’aviazione executive si tratta di un passaggio rilevante. Il settore è da tempo oggetto di forti critiche per il proprio profilo emissivo, soprattutto per le emissioni per passeggero su tratte brevi e medie. In Europa il dibattito si è intensificato negli ultimi anni insieme all’espansione dei criteri ESG nei mercati finanziari. Rientrare nella Green Taxonomy, o non esserne esclusi a priori, può influire sulle scelte degli investitori istituzionali vincolati da mandati ambientali, sociali e di governance, e può avere effetti anche su linee di credito, emissioni obbligazionarie e programmi pubblici.
La pronuncia non equivale però a una riclassificazione automatica e definitiva dell’intero comparto. La Corte non ha consegnato una deroga generale al settore sul piano ambientale. La decisione spinge ora la Commissione europea a svolgere un’analisi ulteriore sulla materia. Resta aperta anche la strada dell’impugnazione: la Commissione può presentare appello.
La Green Taxonomy dell’Unione europea è il quadro di riferimento con cui Bruxelles definisce quali attività economiche possano essere considerate sostenibili o compatibili con la transizione climatica. Nel caso delle attività transitorie, il criterio non è l’assenza di emissioni ma la possibilità concreta di ridurle in un arco di tempo definito, senza alternative tecnologiche mature già disponibili su larga scala. È su questa soglia, tecnica e politica insieme, che si è giocata la partita di Dassault.
The Flying Guru
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