Trump sa perfettamente che nessun altro presidente americano avrebbe potuto accettare un regalo di questa portata senza essere travolto da uno scandalo. L’Air Force One sarà un usato di un emiro.
Era il 1° maggio quando pubblicavo su Instagram un post (e anche un reel) dove riportavo quanto stava emergendo nel mondo dell’aviazione, una “cosa” molto strana… Un aereo business stava per diventare il nuovo Air Force One e non parliamo di un Gulfstream ma di un 747-800.
Questo…

Allora era emerso che questo Jet aveva fatto tappa in Florida ed il presidente americano si era fatto un giro esplorativo: una cosa poco consueta certo. Poi è venuto alla luce che il presidente degli Stati Uniti aveva incaricato L3Harris Technologies di convertire un Boeing 747-8i BBJ, precedentemente operato dalla Qatar Amiri Flight, in un aereo presidenziale provvisorio – con l’obiettivo di renderlo operativo entro l’autunno 2025. Questo avrebbe volato parallelamente all’attuale VC-25A (“Air Force One”), in attesa che i nuovi VC-25B – la cui consegna è in forte ritardo e ormai stimata al 2029 (la sua presidenza terminerà in quell’anno).
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L’aereo in questione, ora immatricolato P4-HBJ, è un Boeing 747-8KB BBJ (numero di serie 37075 / linea di produzione 1449). Consegnato alla Qatar Amiri Flight nel 2015 con la registrazione A7-HBJ e fu messo in vendita nel 2020. Al momento dell’annuncio, aveva accumulato solo 1.100 ore di volo e meno di 300 cicli per motore (GE GEnx-2B67/P).
L’interno dell’aereo, realizzato da AMAC Aerospace a Basilea, è un esempio impressionante di aviazione di lusso, e include scalinate tra ponti, 2 camere reali, un ufficio esecutivo, lussuose sale riunioni e ovviamente finiture e oro ovunque… (guardate il post che parla meglio di mille parole). Configurato per 89 passeggeri e 18 membri dell’equipaggio, il jet è a tutti gli effetti una residenza volante di alto livello.
Di questo aereo che dovrebbe essere il più “classificato” al mondo, si trova di tutto in rete, dagli interni alle dotazioni tecnologiche, a quanti server ha montato per gestire le televisioni e il sistema di intrattenimento… tutto!
Il presidente Trump avrebbe inoltre richiesto una livrea rossa, bianca e blu per riflettere il suo stile patriottico.
Tuttavia, avrebbe anche espresso frustrazione per la mancanza dell’opulenza dorata che si aspetta da un aereo presidenziale, dichiarando di preferire un’estetica più barocca e sfarzosa, in linea con il suo attico dorato di Manhattan.
L’azienda L3Harris, nata nel 2019 dalla fusione tra L3 Technologies e Harris Corporation, sarà responsabile dell’integrazione dei sistemi di comunicazione sicura, difesa e elettronica di bordo. Sebbene questo aereo non sarà all’altezza del futuro VC-25B in termini di capacità, rappresenta una soluzione temporanea, dorata e funzionale per la presidenza in corso.
Il 747 d’oro del Qatar e il confine sempre più sfumato tra potere e affari personali
Ora la conferma di tutto ciò è una notizia che sa di satira politica, ma è reale. Secondo quanto riportato da ABC News, il presidente Donald Trump riceverà in dono un Boeing 747-8 VIP dalla famiglia reale del Qatar, noto per i suoi interni sfarzosi, come nuovo Air Force One per il suo secondo mandato. Ma c’è di più: Trump ha già pianificato di trasferirlo alla sua biblioteca presidenziale una volta concluso il mandato, entro il gennaio 2029.
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Il jet in questione è sì un Boeing 747-8 con interni degni di un palazzo reale, appartenuto all’emiro del Qatar. Ma è un dono che non passa inosservato, e non solo per il valore economico: il Qatar è stato per anni al centro di accuse documentate di finanziamento al terrorismo. Un dettaglio che in qualsiasi democrazia matura dovrebbe accendere allarmi e innescare dibattiti parlamentari. Ma negli Stati Uniti trumpiani, pare sia solo l’ennesimo colpo di teatro.
Il Qatar, gli aerei e i sospetti di terrorismo
Nel 2017, Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Bahrein ed Egitto interruppero le relazioni diplomatiche con il Qatar, accusandolo apertamente di sostenere gruppi terroristici come al-Qaeda, ISIS e i Fratelli Musulmani. Doha ha sempre negato, ma la lista degli episodi controversi è lunga: membri della famiglia reale accusati di finanziare jihadisti, ministri implicati nella fuga di terroristi internazionali, legami diretti con Hamas e copiosi aiuti a Gaza, ufficialmente “umanitari”, ma sospetti di alimentare la macchina bellica del movimento.
Proprio Hamas – ritenuto responsabile di gravi attacchi terroristici anche contro civili israeliani – ha ricevuto dal Qatar oltre un miliardo di dollari in fondi “per la ricostruzione”. E mentre il mondo discute della legittimità di tali operazioni, Trump sembra non farsi troppe domande.
Un regalo “legale”, ma profondamente opaco
Secondo quanto riportato da ABC News, il team legale di Trump e del Dipartimento della Difesa ha trovato un escamotage per legittimare l’accettazione del jet qatariota: il regalo non è fatto direttamente a Trump, ma all’Air Force. L’ex presidente, dunque, non lo riceverebbe in forma personale, almeno non subito. Ma il fatto che abbia già annunciato l’intenzione di trasferirlo alla sua biblioteca presidenziale nel 2029 dimostra che il confine tra interesse pubblico e interesse personale è stato già tracciato… e superato.
L’argomentazione dell’amministrazione Trump è che il jet verrà usato per scopi ufficiali e poi ceduto alla Trump Presidential Library. Un passaggio che consente di aggirare i divieti costituzionali che vietano ai funzionari federali di ricevere doni da potenze straniere. Ma il fine è palese: Trump sta già organizzando la trasformazione di un aereo di Stato in bene personale, destinato a consolidare la sua eredità visiva e politica.
Nel frattempo, la Trump Organization stringe accordi immobiliari in Qatar, con progetti per resort di lusso e operazioni turistiche. Insomma, Trump è tornato a fare quello che sa fare meglio: trasformare ogni incarico pubblico in un moltiplicatore di affari privati. E lo fa con la sicurezza di chi sa di poter contare sull’impunità politica concessa dal proprio elettorato.
Ai suoi sostenitori va bene tutto. Anche questo.
Trump sa perfettamente che nessun altro politico americano avrebbe potuto permettersi un’operazione simile senza venire travolto da accuse di corruzione, impeachment e discredito internazionale. Eppure, lui può.
Aggiornamento 12/05/2025 - L’ha confermato poco fa sul suo social network e con il suo solito atteggiamento pacato (…)

Può accettare un jet da un regime accusato di finanziare il terrorismo, può usarlo per volare come presidente, e può infine metterlo in mostra come attrazione personale, come fosse una nuova ala del suo brand.
Trump sa perfettamente che nessun altro presidente americano avrebbe potuto accettare un regalo di questa portata senza essere travolto da uno scandalo. Ma lui può. Può prendersi un jet da uno degli Stati più controversi del Medio Oriente, usarlo come Air Force One e poi metterlo in vetrina, come se fosse un aereo personale dipinto con la scritta TRUMP.
E lo fa davanti agli occhi del mondo, certo del fatto che la sua base lo applaudirà comunque. Perché ciò che conta, nel trumpismo, non è la legalità ma la forza dell’apparenza: dominare, vincere, sovrastare. E se per farlo serve un aereo dorato offerto da un governo controverso, tanto meglio. Lo scandalo non è un ostacolo: è parte integrante dello show.

Una repubblica presidenziale o un’azienda personale?
Questo episodio riassume la trasformazione più profonda che Trump ha impresso alla politica americana: la presidenza come proprietà personale, il potere esecutivo come leva finanziaria, la diplomazia come occasione commerciale. Un modello che ha già fatto scuola e che, se replicato, rischia di minare alle fondamenta l’idea stessa di democrazia costituzionale.
Cosa resta da chiedersi, quindi? Forse solo se nel 2029, davanti al Trump Presidential Center, ci sarà un cartello con su scritto: “Ingresso gratuito. Aereo presidenziale offerto dal Qatar”. A quel punto, l’ironia sarà compiuta. E forse anche la parabola della democrazia occidentale.
The Flying Guru
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