Il nuovo focolaio di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo e in Uganda riporta al centro dell’attenzione i controlli sanitari negli aeroporti e le procedure delle compagnie aeree, mentre le autorità internazionali ribadiscono che il traffico aereo può proseguire con adeguate precauzioni. Il 17 maggio 2026 l’Organizzazione mondiale della sanità ha dichiarato l’epidemia di Ebola Bundibugyo un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale, segnalando casi confermati nella provincia di Ituri, nell’est della Repubblica Democratica del Congo, e a Kampala, in Uganda, compresi contagi collegati a viaggiatori provenienti dal Congo.
Il direttore generale dell’Oms, Tedros Adhanom Ghebreyesus, ha avvertito che il focolaio resta difficile da contenere e che la situazione “peggiorerà prima di migliorare”. Nonostante ciò, Oms e Icao continuano a sconsigliare la chiusura delle frontiere e restrizioni generalizzate ai viaggi e al commercio. La risposta del settore aereo si concentra quindi su screening mirati, verifica della cronologia di viaggio e protocolli per la gestione dei passeggeri malati, più che su sospensioni dei voli.
Negli Stati Uniti, CDC e DHS hanno introdotto controlli rafforzati e limitazioni all’arrivo per chi è stato recentemente nella Repubblica Democratica del Congo, in Uganda o in Sud Sudan. I cittadini stranieri presenti in questi Paesi nei 21 giorni precedenti sono temporaneamente esclusi dall’ingresso, mentre cittadini statunitensi, nationals e residenti permanenti legali possono entrare sottoponendosi a screening sanitario aggiuntivo.
In una prima fase, i viaggiatori interessati sono stati indirizzati attraverso il Washington Dulles International Airport, con le compagnie incaricate di ricontattare i passeggeri e riproteggerli sullo scalo designato. I controlli comprendono questionari su viaggio e sintomi, raccolta dei contatti, osservazione visiva e misurazione della temperatura senza contatto. Al 21 maggio, il Cdc non aveva segnalato casi sospetti, probabili o confermati di Ebola negli Stati Uniti, definendo basso il rischio interno.
Anche l’India ha rafforzato i protocolli: il Directorate General of Civil Aviation ha imposto procedure per i voli diretti o in transito dai Paesi colpiti, inclusi Congo e Uganda, con moduli di autodichiarazione prima dello sbarco e controlli all’arrivo.
Le linee guida prevedono inoltre l’isolamento a bordo del passeggero sintomatico, l’informazione al controllo del traffico aereo e il coordinamento con le autorità sanitarie aeroportuali. Intanto ICAO monitora l’evento tramite il programma CAPSCA e ricorda che Ebola non si trasmette per via aerea né attraverso contatti casuali, ma tramite contatto diretto con sangue o fluidi corporei di una persona infetta: un rischio diverso da quello del Covid-19, ma comunque rilevante per compagnie, aeroporti e agenzie di frontiera.
Foto in apertura: Ptrump16 su Wikimedia (licenza CC BY-SA 4.0, via Openverse).
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