Aeroitalia lascerà la Sardegna?

La nuova continuità territoriale voluta dalla giunta regionale guidata da Alessandra Todde rischia di aprire una frattura profonda nei collegamenti aerei tra la Sardegna e il resto d’Italia. Dopo tre anni di attività sull’isola, con oltre 250 dipendenti di cui il 40 per cento sardi e investimenti mirati a rafforzare la presenza sul territorio, Aeroitalia (che pare si chiamerà Air Italy) ha annunciato l’addio ai voli in continuità a partire dal 27 aprile 2026, data di entrata in vigore del nuovo regime.

A comunicarlo è l’amministratore delegato Gaetano Intrieri in un’intervista alla Nuova Sardegna, nella quale parla senza mezzi termini di «bando cucito su misura per Ita Airways» e di «statalizzazione mascherata». Secondo Intrieri il decreto pubblicato sulla Gazzetta ufficiale dell’Unione europea non solo presenta anomalie procedurali, essendo stato pubblicato prima ancora dei bandi, ma viola apertamente il regolamento UE 1008/2008, in particolare gli articoli 16 e 17 che disciplinano le regole della concorrenza nei servizi aerei.

Eppure, analizzando con attenzione le argomentazioni portate dall’ad, emergono diversi punti critici. L’esempio dei finger garantiti a Linate e Fiumicino non sembra un’esclusiva di ITA, perché anche altri vettori hanno avuto accesso a questo servizio pagando, e lo stesso vale per gli sconti ai parenti di terzo grado dei residenti, una misura complessa da verificare ma che riguarda tutti e non solo un concorrente.

Il vero nodo sembra piuttosto la capacità operativa della compagnia, perché con una flotta ridotta rispettare le fasce orarie imposte dal nuovo schema significherebbe saturare gli aeromobili disponibili senza margini per altre rotazioni, e se venisse reintrodotto l’obbligo di aggiungere frequenze in caso di voli esauriti l’equilibrio operativo diventerebbe insostenibile. Non sorprende quindi la scelta di non partecipare, ma qui il problema appare più industriale che regolamentare.

C’è infine un aspetto strategico: in tre anni Aeroitalia non ha sviluppato un proprio mercato alternativo alla continuità territoriale, senza questa la compagnia si trova costretta a riallocare aerei e rotte senza una massa critica consolidata e con una reputazione fragile.

Difficilmente Aeroitalia ha aperto rotte confrontandosi con il mercato, perché la sua crescita si è appoggiata quasi sempre a schemi di sostegno pubblico: continuità territoriale, bandi regionali e incentivi locali come ad Ancona e Perugia. Al di fuori di questi contesti la compagnia non ha mai costruito un modello realmente competitivo, e oggi questa fragilità emerge con chiarezza.

Alla luce di tutto questo l’uscita dalla Sardegna appare come l’effetto di una combinazione di fattori, da un lato un bando sicuramente complesso che introduce elementi discutibili e forse difficili da gestire, dall’altro i limiti interni di una compagnia che non ha costruito un piano industriale robusto al di fuori della continuità. L’impressione è che le accuse al bando siano almeno in parte una strategia per mascherare una difficoltà più profonda, quella di reggere la sfida del mercato con mezzi e risorse limitati.

Le reazioni sindacali non si sono fatte attendere. La Fit Cisl Sardegna ha risposto duramente alle dichiarazioni di Intrieri, parlando apertamente di «ricatti mediatici» e accusando la compagnia di fare campagna sulla pelle dei cittadini sardi e dei lavoratori. Il segretario regionale Gianluca Langiu ha ribadito che la nuova continuità territoriale è stata pensata per tutelare il diritto alla mobilità dei sardi, non per favorire o penalizzare alcun vettore, e che le regole sono trasparenti e le gare aperte a tutti. Secondo il sindacato, se Aeroitalia sceglie di non partecipare si tratta di una decisione aziendale che non può trasformarsi in un ricatto occupazionale o istituzionale.

La Fit Cisl ha denunciato l’uso strumentale dei lavoratori nelle polemiche aziendali e ha invitato la compagnia a dimostrare con i fatti la volontà di investire nell’isola, partecipando alle gare invece di rilasciare dichiarazioni allarmistiche che minano la fiducia di cittadini e lavoratori.

The Flying Guru

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