AirAsia Group ha chiuso il secondo trimestre, terminato il 30 giugno, con una perdita netta di 830,5 milioni di ringgit malesi, pari a circa 191 milioni di dollari. Il risultato riflette soprattutto il rialzo del 58% della spesa per carburante e gli effetti delle oscillazioni valutarie sui conti del gruppo. Il prezzo medio del carburante ha raggiunto 183 dollari al barile. AirAsia ha quindi ridotto dell’11% la capacità operativa, intervenendo sulle frequenze e sulla distribuzione degli aeromobili nel Sud Est asiatico. I ricavi sono rimasti stabili a 5,1 miliardi di ringgit, circa 1,17 miliardi di dollari, nonostante il taglio dell’offerta.
Il ricavo per posto chilometro disponibile, indicato come RASK, è salito dell’11% su base annua a 21,28 sen. La compagnia attribuisce l’aumento agli adeguamenti tariffari e all’uso di supplementi dinamici legati al costo del carburante. Nei mesi di maggio e giugno le tariffe medie sono cresciute di oltre il 20%, secondo quanto dichiarato dall’amministratore delegato Bo Lingam.
L’EBITDA è rimasto positivo per 442,6 milioni di ringgit, equivalenti a 101,8 milioni di dollari, ma ha registrato una flessione del 56% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Sul fronte dei costi, il CASK escluso il carburante è sceso del 7%, attestandosi a 11,02 sen. AirAsia ha congelato le spese operative non essenziali, rivisto i contratti con i fornitori e rinviato alcuni investimenti.
Le maggiori pressioni hanno riguardato i collegamenti a corto raggio in Thailandia, Filippine e Indonesia, insieme alle attività a lungo raggio dalla Malaysia. Il gruppo ha sospeso le rotte in perdita e ha riassegnato gli aeromobili verso corridoi con ricavi più elevati. Ha anche rinviato l’apertura della base di Bahrain, prevista come punto di sviluppo per il network tra Asia occidentale, Medio Oriente e mercati vicini.
Le basi a corto raggio in Malaysia e Cambogia hanno mantenuto margini positivi. In Thailandia, AirAsia prevede una riduzione delle perdite nel terzo trimestre e un ritorno alla redditività nel quarto. Le operazioni in Indonesia e nelle Filippine restano tra le aree sottoposte a revisione della capacità.
Il gruppo prevede di restituire 25 aeromobili alle società di leasing entro l’esercizio in corso. La misura punta a ridurre i costi fissi e ad alleggerire l’impiego di flotta sulle rotte meno redditizie. AirAsia attende dal 2028 l’avvio delle consegne degli Airbus A220 e degli Airbus A321XLR, modelli destinati a sostenere il rinnovo della flotta e l’espansione selettiva del network.
La flotta attuale conta 250 aeromobili: 202 Airbus A320, di cui 38 A320neo, 22 Airbus A321, di cui 19 A321neo, e 26 Airbus A330-300. Il portafoglio ordini comprende 331 Airbus A321 e 150 Airbus A220. I nuovi A220 dovrebbero consentire alla compagnia di operare rotte regionali con una capacità più adatta ai mercati secondari, mentre gli A321XLR sono destinati a collegamenti più lunghi con costi unitari contenuti.
AirAsia sta anche negoziando nuove linee di finanziamento: il gruppo mira a ottenere fino a 1 miliardo di dollari da istituzioni finanziarie internazionali e 700 milioni di ringgit, pari a circa 161 milioni di dollari, attraverso linee di credito locali. Le risorse sarebbero destinate alla liquidità, agli impegni con i locatori e al finanziamento delle attività operative.
Per il terzo trimestre, la compagnia prevede una riduzione della capacità tra il 20% e il 25% rispetto all’anno precedente. Bo Lingam ha indicato che ogni volo dovrà rispettare soglie minime di redditività. Nel quarto trimestre AirAsia punta a ripristinare gradualmente la capacità ai livelli precedenti al conflitto, in vista della domanda legata alle festività di fine anno sulle principali rotte del gruppo.
The Flying Guru
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