Caro-carburante e voli cancellati: l’UE chiarisce chi paga, e Tokyo alza i supplementi

Nel mezzo di una crisi del cherosene che ha già costretto diversi vettori europei a tagliare frequenze e rotte, Bruxelles ha scelto di tracciare una linea netta: il prezzo troppo alto del jet fuel non è una circostanza straordinaria, e chi perde il volo per colpa dei conti delle compagnie ha diritto al risarcimento. Lo ha detto chiaramente il commissario UE ai Trasporti, Apostolos Tzitzikostas, al termine della videoconferenza straordinaria dei ministri dei Ventisette convocata il 21 aprile. La distinzione che ha introdotto è sottile nella forma ma dirompente nelle implicazioni pratiche.

La normativa europea di riferimento è il Regolamento CE 261/2004, in vigore da oltre vent’anni e già oggetto di un’ampia giurisprudenza della Corte di Giustizia UE. L’articolo 5, paragrafo 3, stabilisce che il vettore non è tenuto a pagare compensazione pecuniaria se può dimostrare che la cancellazione è dovuta a circostanze eccezionali che non si sarebbero comunque potute evitare anche se fossero state adottate tutte le misure del caso: tra gli esempi citati dal regolamento figurano l’instabilità politica, le condizioni meteorologiche avverse, i rischi per la sicurezza e gli scioperi. Il costo del carburante, per quanto elevato, non compare in quell’elenco; e secondo Tzitzikostas non vi appartiene nemmeno concettualmente.

Il commissario ha tracciato un distinguo preciso: finché non ci sono circostanze straordinarie, il passeggero ha diritto alle compensazioni; le cancellazioni dovute ad alti prezzi dei carburanti non si qualificano necessariamente come tali. La vera carenza fisica di jet fuel, al contrario, potrebbe configurarsi come circostanza eccezionale. Una distinzione che le compagnie aeree avranno tutto l’interesse a contestare nei prossimi mesi, appellandosi proprio all’eccezionalità dello scenario geopolitico che ha generato la pressione sui prezzi.

La giurisprudenza consolidata della Corte di Giustizia definisce le “circostanze eccezionali” come eventi che, per loro natura o origine, non sono inerenti al normale esercizio dell’attività del vettore e sfuggono all’effettivo controllo di quest’ultimo: le due condizioni sono cumulative e devono essere valutate caso per caso. Applicando questo schema, la volatilità dei prezzi energetici, per quanto acuta, rientra in una categoria di rischio che le compagnie gestiscono ordinariamente attraverso hedging, fuel surcharge e adeguamenti tariffari: difficile dunque presentarla come evento imprevedibile e incontrollabile.

In concreto, i passeggeri rimasti a terra a causa delle recenti decisioni di alcune compagnie di tagliare tratte o ridurre voli come conseguenza del caro-carburante hanno diritto, oltre all’assistenza e alla riprotezione su altro volo o al rimborso del biglietto, anche al risarcimento fino a 600 euro previsto dalla normativa comunitaria. La compensazione si articola per distanza: 250 euro per i voli inferiori a 1.500 km, 400 euro per le tratte tra 1.500 e 3.500 km, 600 euro per quelli oltre i 3.500 km.

Tzitzikostas non si è limitato alla tutela dei passeggeri. Ha anticipato due misure strutturali che Bruxelles annuncerà nei prossimi giorni. La prima: la creazione di un nuovo Osservatorio sui carburanti, che monitorerà l’approvvigionamento e i livelli delle scorte per i trasporti, con lavoro iniziale concentrato sul jet fuel. La seconda: la ricerca attiva di forniture alternative, tra cui il carburante di tipo A prodotto negli Stati Uniti, con la precisazione che qualsiasi rilascio nazionale di carburante dovrà avvenire in piena trasparenza per evitare distorsioni del mercato.

Sul fronte delle riserve strategiche, il commissario ha rassicurato: l’UE detiene scorte di emergenza di jet fuel che possono e verranno immesse sul mercato solo se necessario; in questa fase il mercato gestisce la pressione e non ci sono indicazioni di ammanchi veri e propri. Una comunicazione calibrata, che punta a contenere l’allarme senza negare la tensione: lo stesso Tzitzikostas ha precisato che le cancellazioni registrate nelle ultime settimane non sono riconducibili a indisponibilità fisica del carburante, ma all’impennata dei prezzi.

Parallelamente, il cancelliere tedesco Friedrich Merz ha convocato il Consiglio di sicurezza nazionale per discutere il caro-energia, con un focus specifico sul cherosene: il ministro dell’Economia Reiche ha incontrato i rappresentanti del settore aeronautico con l’obiettivo dichiarato di garantire la sicurezza dell’approvvigionamento di gasolio, benzina e jet fuel. Berlino si muove quindi su un binario parallelo a quello di Bruxelles, con una regia nazionale che riflette il peso del traffico aereo tedesco nell’ecosistema europeo.

La crisi non è limitata al Vecchio Continente. Le due principali compagnie aeree giapponesi, All Nippon Airways e Japan Airlines, anticiperanno di un mese l’aumento dei supplementi carburante per i biglietti internazionali emessi dal primo maggio, citando la volatilità dei mercati energetici e il raddoppio del prezzo del cherosene registrato a marzo secondo i dati IATA. I numeri sono significativi: per le rotte a lungo raggio verso Europa e Nord America, il supplemento per una sola tratta sale da 31.900 yen (circa 170 euro) a 56.000 yen per ANA (300 euro), mentre JAL applica un aumento analogo da 29.000 a 56.000 yen; sulle tratte regionali, i sovrapprezzi verso la Corea del Sud quasi raddoppiano, da 3.300 a 6.700 yen.

Entrambi i vettori hanno rivisto la struttura tariffaria portando da 15 a 18 i livelli della griglia di adeguamento carburante; il nuovo sistema consentirebbe teoricamente maggiorazioni fino a 59.000 yen per il Nord America, ma per le prenotazioni di maggio e giugno le compagnie si sono attestate al secondo livello massimo, tenendo conto anche degli effetti degli aiuti governativi al settore. Chi ha completato il pagamento entro il 30 aprile non sarà soggetto alle nuove maggiorazioni; per tutti gli altri, il costo di un volo intercontinentale da Tokyo cambia in modo sostanziale nel giro di settimane.

Il caso giapponese è rilevante perché illustra la natura sistemica della crisi: non si tratta di un’emergenza circoscritta ai cieli europei, ma di uno shock che percorre simultaneamente le catene di approvvigionamento del cherosene a livello globale, con epicentro nelle tensioni lungo lo Stretto di Hormuz. Le compagnie asiatiche, che dipendono in misura maggiore dal petrolio mediorientale per via della vicinanza geografica e dei contratti storici con i raffinatori del Golfo, risentono dello stesso meccanismo che sta comprimendo i margini operativi di Lufthansa, Air France-KLM e Ryanair: il costo variabile più rilevante del settore è fuori controllo, e la risposta è inevitabilmente tariffaria.

Per i passeggeri europei che voleranno questa estate, il quadro che emerge dalla giornata di oggi è duplice: da un lato, una tutela giuridica confermata e anzi chiarita nella sua portata; dall’altro, la certezza che il costo di quella tutela non sarà gratis, incorporato com’è già nei prezzi dei biglietti che continueranno a salire finché la pressione sul mercato del cherosene non allenterà la presa.

The Flying Guru

Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?

Topic

VAI
SOSTIENI IL PROGETTO

Ti è utile quello che leggi?

FalcoVBS è un lavoro portato avanti per passione, senza ritorni economici diretti. Se ne apprezzi il valore, il tuo supporto aiuta a tenerlo vivo, indipendente e sostenibile nel tempo.

Offrimi un caffè

C'è altro da leggere

VAI
Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

Topic

VAI