La sorte della joint venture tra Delta Air Lines e Aeromexico è ora nelle mani della giustizia federale statunitense. Dopo l’udienza del 23 giugno, la Corte d’appello dell’Undicesimo circuito può pronunciarsi sul ricorso con cui Delta contesta la decisione del Dipartimento dei Trasporti degli Stati Uniti (DOT) di revocare l’immunità antitrust alla collaborazione con il vettore messicano.
Il contenzioso riguarda uno degli accordi più rilevanti sul mercato transfrontaliero tra Stati Uniti e Messico. La joint venture era stata approvata nel 2016 e consentiva alle due compagnie di coordinare rete, orari, capacità e politiche commerciali sulle rotte tra i due Paesi. L’autorizzazione era arrivata con una condizione precisa: la cessione di 24 slot all’aeroporto di Città del Messico, allora snodo centrale per il traffico della capitale.
Nel 2025 il DOT ha però deciso di non rinnovare l’immunità. Alla base della scelta ci sono le misure adottate dal governo messicano dal 2022 su Città del Messico Benito Juárez. Le autorità hanno ridotto i limiti di movimento dello scalo, hanno revocato alcuni slot ai vettori statunitensi e hanno spinto parte del traffico sul nuovo Felipe Ángeles International Airport. Sul fronte merci, il Messico ha anche imposto il trasferimento delle operazioni cargo dei vettori Usa verso Felipe Ángeles. Per Washington, queste decisioni hanno violato le clausole di accesso previste dall’accordo bilaterale di cieli aperti tra i 2 Paesi.
Secondo il DOT, quel quadro avrebbe alterato la concorrenza a vantaggio proprio della joint venture Delta Aeromexico. In aula, il legale del governo Steven Mintz ha sostenuto che le azioni del Messico a Città del Messico hanno impedito nuovi ingressi sul mercato e rafforzato la posizione della partnership, arrivata a controllare circa il 60% degli slot e il 70% del tonnellaggio cargo. Il Dipartimento ha ribadito che il proprio mandato impone di porre fine alle intese che riducono in modo sostanziale la concorrenza, anche quando esistono cause esterne che contribuiscono a quel risultato.
Delta ha risposto attaccando il metodo seguito dall’amministrazione. L’avvocato Eugene Scalia ha sostenuto davanti alla giudice Robin Rosenbaum che la joint venture è stata trascinata dentro un più ampio scontro politico e commerciale tra Stati Uniti e Messico. La compagnia ha ricordato che nell’intesa sono stati investiti milioni di dollari e che l’accordo coinvolge centinaia di migliaia di passeggeri e migliaia di lavoratori. Per Delta, il DOT avrebbe preso una scorciatoia: avrebbe concentrato l’analisi sulla situazione di Città del Messico senza svolgere una revisione completa del mercato bilaterale.
Questo passaggio pesa sul merito del ricorso. Delta ha fatto notare che l’approvazione del 2016 era stata concessa inizialmente per 5 anni proprio per consentire al governo di riesaminare a fondo il mercato in caso di cambiamenti. La compagnia sostiene che quel riesame complessivo non sia mai stato completato prima della revoca del 2025. Nella discussione è stato richiamato anche l’ingresso e la crescita dei vettori a basso costo sulle rotte tra Stati Uniti e Messico, elemento che secondo Delta avrebbe dovuto essere valutato in modo più ampio rispetto al solo equilibrio degli slot nella capitale.
La giudice Rosenbaum ha sollevato lo stesso nodo durante l’udienza, chiedendo perché il DOT non fosse tenuto a una valutazione più comprensiva dopo 9 anni dall’autorizzazione originaria. Il governo ha replicato che non era necessario ripetere integralmente l’analisi del 2016 e che il Dipartimento ha già dimostrato come la concorrenza a Città del Messico sia peggiorata nel tempo, non migliorata.
Un altro punto riguarda il rapporto tra joint venture immunizzate e accordi di cieli aperti. Nel provvedimento di stop, il DOT aveva definito questi accordi necessari per sostenere una cooperazione di quel tipo. Delta ha contestato anche questa lettura, ricordando che in passato il Dipartimento ha approvato intese su mercati che comprendevano aeroporti non coperti da un regime pieno di cieli aperti, tra cui Tokyo Haneda.
Per Delta e Aeromexico la posta in gioco è alta. La collaborazione interessa un mercato tra i più trafficati del continente americano. Secondo i dati Oag e Cirium degli ultimi anni, il corridoio Usa Messico si colloca stabilmente tra i maggiori mercati internazionali per offerta di posti, sostenuto da traffico etnico, turistico e business. Delta detiene circa il 20% del capitale di Aeromexico, una partecipazione costruita proprio per rafforzare l’integrazione industriale e commerciale. Sul piano della rete, la partnership ha fatto leva soprattutto sugli hub di Città del Messico, Monterrey, Guadalajara, Atlanta, Los Angeles, New York e Detroit.
La vicenda si inserisce anche nella riorganizzazione del sistema aeroportuale della capitale messicana. Benito Juárez resta lo scalo principale per traffico passeggeri, ma opera con capacità limitata e con vincoli sugli slot. Felipe Ángeles, aperto nel 2022, è stato promosso dal governo come alternativa per decongestionare l’area metropolitana e assorbire parte della crescita futura. Il trasferimento forzato del cargo ha inciso sulla geografia operativa del mercato e sulle condizioni di accesso per i vettori stranieri.
La joint venture, intanto, può continuare a operare in via provvisoria. Un giudice ha infatti autorizzato il mantenimento dell’accordo fino alla decisione sull’appello. Il governo messicano ha anche avviato passi recenti per rispondere ad alcune richieste di Washington, ma il DOT non ha modificato la propria posizione.
La decisione della Corte è attesa a giorni e il pronunciamento avrà effetti sulla struttura concorrenziale del mercato tra Stati Uniti e Messico, sulla pianificazione di capacità delle 2 compagnie e sul quadro regolatorio delle joint venture internazionali nel Nord America.
The Flying Guru
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