La multa è di 180.000 euro, ma il punto non è la possibilità di chiedere dati sanitari a un passeggero. Su quello il Garante privacy è stato netto: una compagnia aerea può trattare informazioni sulla salute di una persona con disabilità o a mobilità ridotta quando quei dati servono per organizzare l’assistenza e garantire la sicurezza del trasporto. Il problema nasce dopo, o meglio prima: nel modo in cui il passeggero viene informato, nelle condizioni in cui compila il modulo e nel tempo per cui quei dati restano conservati.
Il provvedimento riguarda Emirates e nasce dal reclamo di una passeggera. Secondo quanto ricostruito dall’Autorità, la donna aveva lamentato la richiesta di compilare il modulo MEDIF, acronimo di Medical Information for Fitness to Travel or Special Assistance, pur non ritenendo di rientrare tra le categorie obbligate a presentarlo. Nel modulo venivano raccolte informazioni sullo stato di salute, dati del medico curante ed eventuali riferimenti degli accompagnatori.
Il Garante non ha trattato il caso come una semplice disputa tra passeggero e compagnia. Ha aperto un’istruttoria, ha chiesto chiarimenti a Emirates e ha consultato anche ENAC, l’Ente nazionale per l’aviazione civile. Il passaggio è rilevante: nel trasporto aereo la richiesta di dati sanitari non è una curiosità amministrativa, né può essere letta solo come una questione di privacy. Serve, in certi casi, a capire se una persona può volare in sicurezza, se ha bisogno di ossigeno, di una barella, di un accompagnamento medico, di apparecchiature in cabina o di una valutazione specifica prima dell’imbarco.
Per questo il Garante ha riconosciuto la liceità del trattamento dei dati sanitari quando la finalità è legata alla sicurezza del volo e all’assistenza dei passeggeri con disabilità o a mobilità ridotta. Non serve il consenso, quando la base giuridica è nella normativa di settore e negli obblighi di sicurezza del trasporto. Ma questa non è una delega in bianco.

Il modulo MEDIF e il confine tra assistenza e trasparenza
Il modulo MEDIF è uno strumento usato dalle compagnie per valutare l’idoneità al viaggio aereo o la necessità di assistenza speciale. Nel caso Emirates, il modulo deve essere trasmesso almeno 48 ore prima del volo e riguarda, secondo le indicazioni della compagnia, passeggeri che richiedono ossigeno, barella, accompagnamento o trattamento medico durante il volo, persone che devono usare attrezzature mediche a bordo, passeggeri la cui idoneità al viaggio sia dubbia per malattie, interventi, trattamenti o instabilità recenti, e persone con patologie o lesioni gravi o instabili.
Il reclamo ha però acceso un altro livello della vicenda: chi deve davvero compilare il MEDIF? Quali sezioni sono indispensabili? Quali informazioni possono essere lasciate in bianco? E soprattutto: il passeggero viene informato in modo chiaro prima di consegnare dati così delicati?
Secondo il Garante, Emirates non aveva fornito agli interessati un’informativa sufficientemente chiara e completa. Il problema riguardava sia il sito web sia le informazioni date attraverso il personale incaricato dell’assistenza. L’Autorità ha rilevato che per il passeggero non era semplice capire in anticipo se la propria condizione avrebbe comportato il trattamento di dati sanitari tramite MEDIF, su quale base giuridica, per quali finalità e per quanto tempo.
Nel provvedimento viene richiamato un principio semplice, ma pesante: il passeggero può essere chiamato a fornire dati sanitari per ragioni legittime, ma deve sapere che cosa sta consegnando, perché lo sta facendo e per quanto tempo quelle informazioni resteranno negli archivi della compagnia.
I 7 anni di conservazione giudicati eccessivi
La seconda violazione riguarda la conservazione dei dati. Emirates aveva dichiarato di conservare i dati raccolti tramite MEDIF per la durata del viaggio e poi per 7 anni, richiamando esigenze legali e difensive. Per il Garante, quel periodo è risultato eccessivo e non proporzionato rispetto alla finalità principale del trattamento: organizzare e svolgere correttamente il viaggio.
Qui la vicenda tocca un nervo scoperto del trasporto aereo. Le compagnie gestiscono processi complessi, spesso distribuiti tra call center, personale aeroportuale, team medici, assistenza speciale e sistemi di prenotazione. Ma la complessità operativa non basta a giustificare una conservazione lunga di dati sanitari, se la finalità concreta si esaurisce con l’organizzazione del viaggio e con la sua esecuzione.
Il Garante ha contestato a Emirates la violazione del principio di limitazione della conservazione. I dati personali, specie quando riguardano la salute, non possono restare disponibili oltre il periodo necessario. Se una compagnia vuole trattenerli più a lungo, deve indicare una ragione coerente, proporzionata e comprensibile per l’interessato.
Cosa ha ordinato il Garante a Emirates
La sanzione amministrativa è di 180.000 euro. L’Autorità ha ordinato alla compagnia di aggiornare l’informativa privacy e di indicare con maggiore precisione quali categorie di passeggeri devono compilare il MEDIF. Ha chiesto anche di chiarire quali parti del modulo siano obbligatorie e quali campi possano non essere compilati perché non necessari.
Emirates dovrà definire tempi di conservazione coerenti con le finalità del trattamento e cancellare i dati conservati oltre il periodo ritenuto congruo. Il provvedimento impone anche un riscontro documentato al Garante entro 30 giorni dalla notifica.
La decisione non dice che il MEDIF sia illegittimo. Dice una cosa diversa, e più concreta: l’assistenza ai passeggeri a mobilità ridotta non può trasformarsi in una raccolta opaca di informazioni sanitarie. La sicurezza del volo resta una finalità legittima. La trasparenza verso il passeggero resta un obbligo.
The Flying Guru
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