La possibile acquisizione di EasyJet da parte del fondo statunitense Castlelake ruota attorno a un punto decisivo: il rispetto delle regole europee sulla proprietà e sul controllo delle compagnie aeree. Anche se EasyJet ha sede nel Regno Unito, il vettore deve mantenere i requisiti previsti dall’Unione europea per conservare i diritti di traffico nel mercato intra UE.
Dopo la Brexit, EasyJet ha creato EasyJet Europe, controllata con base in Austria, per continuare a operare liberamente sulle rotte interne all’Unione. È un passaggio che ha ridisegnato l’assetto societario del gruppo e che oggi pesa su qualunque ipotesi di cambio di controllo. Per una compagnia con una rete molto estesa nel continente, la tenuta di questo impianto è centrale. EasyJet serve oltre 150 aeroporti in Europa e nel bacino mediterraneo e basa una parte rilevante del proprio modello commerciale sulle libertà di traffico all’interno del mercato unico.
Castlelake ha indicato una struttura che dovrebbe mantenere la conformità regolatoria. Il fondo afferma che 2 investitori europei, Peter Bellew e Mark Breen, parteciperebbero all’operazione attraverso una società domiciliata nell’Unione europea e controllata da interessi UE. Secondo quanto comunicato, questa entità deterrebbe la quota di maggioranza del veicolo complessivo usato per l’acquisizione. Castlelake sostiene che la struttura è in linea con modelli già adottati da altre compagnie europee soggette agli stessi vincoli.
Peter Bellew conosce da vicino il settore. In passato è stato direttore operativo di EasyJet e ha ricoperto lo stesso incarico in Ryanair. Mark Breen ha avuto ruoli di vertice nei consigli di amministrazione di varie compagnie, tra cui Flyadeal, e ha sviluppato attività di consulenza nel comparto aereo attraverso Oneiros Aerospace, società irlandese da lui fondata. Castlelake riferisce anche che Bellew ha acquistato un numero limitato di azioni EasyJet tra marzo e maggio.
EasyJet ha confermato che, nella proposta illustrata dal fondo, il 51% del veicolo di acquisizione sarebbe in mano a interessi dell’Unione europea, compresi alcuni investitori non ancora resi pubblici. La compagnia ha però definito la struttura opaca. Il giudizio del vettore riflette la sensibilità del tema: nel trasporto aereo europeo non conta solo la titolarità formale delle quote, ma anche il controllo effettivo della società, elemento che può essere valutato dalle autorità competenti in caso di operazioni straordinarie.
Il dossier si inserisce in una fase delicata per EasyJet. La compagnia è uno dei maggiori vettori a basso costo del continente per capacità e posti offerti. Opera una flotta composta in larga prevalenza da aeromobili della famiglia Airbus A320, con A319, A320 e A321neo impiegati sul network europeo. Il modello resta fortemente concentrato sul corto e medio raggio, con una presenza significativa negli aeroporti del Regno Unito, della Francia, dell’Italia, della Svizzera, del Portogallo e della Spagna. La controllata austriaca è parte essenziale di questa architettura, perché consente al gruppo di continuare a vendere e operare collegamenti intra UE senza restrizioni derivanti dalla nazionalità britannica.
Sul piano azionario, circa il 15% di EasyJet è detenuto da EasyGroup, la società legata al fondatore Stelios Haji Ioannou. È una quota rilevante in vista di qualsiasi offerta, perché aggiunge peso a un azionista storico in un’eventuale fase di confronto tra consiglio di amministrazione e investitori. Dal lato del mercato, la proposta è stata descritta dalla compagnia come opportunistica e agli azionisti è stato chiesto di non intraprendere alcuna azione. Castlelake, dal canto suo, ha sollecitato gli azionisti a valutare l’operazione, sostenendo che il consiglio non avrebbe mostrato disponibilità al dialogo.
Per EasyJet la questione non riguarda solo la proprietà. Riguarda la continuità del network, l’accesso agli slot negli aeroporti congestionati e la stabilità del perimetro operativo europeo. Castlelake ha dichiarato di voler sostenere la compagnia, preservarne gli asset e mantenere la rete. In un gruppo come EasyJet, questi asset includono marchio, basi operative, slot, certificati e struttura industriale costruita negli anni tra Regno Unito e Unione europea.
La verifica dei requisiti regolatori sarà il passaggio più osservato. Le norme UE richiedono che i vettori titolari di licenza comunitaria siano posseduti per oltre il 50% e controllati effettivamente da Stati membri o da loro cittadini. Per EasyJet Europe, questo vincolo non è formale. È la condizione che sostiene l’accesso al mercato continentale. Se il controllo non risultasse conforme, il rischio sarebbe la perdita dei diritti di traffico all’interno dell’Unione, con effetti diretti sulla rete e sulla capacità commercializzata.
Castlelake si dice convinta di poter chiudere l’operazione nel pieno rispetto delle regole applicabili e di ottenere rapidamente le autorizzazioni necessarie. Il confronto resta aperto. Al centro c’è EasyJet, compagnia che dopo la Brexit ha costruito una doppia identità societaria per proteggere il proprio spazio operativo europeo e che ora si trova davanti a una proposta destinata a essere letta prima di tutto attraverso la lente della regolazione.
Foto in apertura: Alec Wilson from Khon Kaen, Thailand su Wikimedia (licenza CC BY-SA 2.0, via Openverse).
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