easyJet verso lo scorporo è l’ipotesi che circola tra analisti e investitori dopo il quarto rifiuto del board della compagnia a un’offerta di acquisizione del fondo statunitense Castlelake. Il 25 giugno 2026 easyJet ha respinto una proposta da 650 pence per azione (4,93 miliardi di sterline, circa 5,73 miliardi di euro al cambio attuale), la quarta in un mese, ma ha aperto un accesso limitato ai propri dati commerciali. Nella prassi delle acquisizioni britanniche aprire i libri, anche parzialmente, è un segnale di disponibilità a trattare che il board non aveva mai dato nelle tre offerte precedenti.
La cronologia delle offerte fino ad oggi
Castlelake ha presentato quattro proposte crescenti a partire dal 16 giugno. La prima, 560 pence per azione (6,51 euro), è stata respinta il giorno stesso. La seconda, 600 pence (6,98 euro), è arrivata pochi giorni dopo e ha subito la stessa sorte. Il 21 giugno il board ha bocciato all’unanimità una terza offerta da 625 pence (7,27 euro), pari a 4,74 miliardi di sterline (5,51 miliardi di euro), definendola pubblicamente “altamente opportunistica”. Il 25 giugno è arrivata la quarta proposta, 650 pence per azione (7,56 euro), che porta la valutazione complessiva a 4,93 miliardi di sterline (5,73 miliardi di euro).
Il prezzo di riferimento da cui parte tutto il confronto è quello precedente alla prima manifestazione di interesse di Castlelake, il 29 maggio: 392,4 pence per azione, cioè 4,56 euro. Anche la quarta offerta, la più alta, rappresenta quindi un premio del 66% circa su quel valore, ma resta lontana dalla soglia che gli investitori istituzionali indicano come punto di ingresso per una trattativa reale: 700 pence per azione, 8,14 euro, per una valutazione complessiva vicina a 6,16 miliardi di euro (contro i 5,73 miliardi offerti). Il divario tra le due cifre, circa 600 milioni di sterline, equivale a 697,8 milioni di euro.
La scadenza fissata dal Takeover Panel britannico è il 5 luglio 2026 alle 17:00 ora di Londra. Entro quella data Castlelake deve annunciare un’offerta vincolante oppure ritirarsi.
Perché si parla insistentemente di scorporo?
Il ragionamento che sostiene l’ipotesi di break up nasce da uno scarto tra il prezzo pubblico di easyJet e la somma stimata del valore delle sue componenti separate. Alcuni analisti, tra cui Barclays, hanno calcolato un valore per azione “unbundled” fino a 1.135 pence, pari a 13,20 euro, quasi il doppio della quarta offerta di Castlelake.
La parte più citata in questo calcolo è easyJet Holidays, la divisione che vende pacchetti vacanza costruiti sui voli del gruppo. Nel primo semestre 2026 ha portato 1.302.000 clienti, in crescita da 1.067.000 nello stesso periodo del 2025. I ricavi hanno raggiunto 519 milioni di sterline (603,6 milioni di euro) e l’utile ante imposte è salito a 61 milioni di sterline (70,9 milioni di euro), contro i 44 milioni di sterline (51,2 milioni di euro) dell’anno precedente. easyJet punta a portare questa divisione a 450 milioni di sterline di utile ante imposte entro il 2030, pari a 523,4 milioni di euro: è la parte a marginalità più alta dell’intero gruppo, e richiede poco capitale rispetto all’attività di volo.
Accanto a Holidays c’è il portafoglio slot negli aeroporti più congestionati d’Europa (Gatwick, Orly, Ginevra, Amsterdam, Roma, Parigi Charles de Gaulle), difficile da replicare e quindi separabile in termini di valore dall’operatività quotidiana della compagnia. La flotta aggiunge un’altra componente: circa 208 aerei di proprietà su 355 attualmente in servizio, con altri 287 tra A320neo e A321neo in consegna tra il 2026 e il 2028.
Per un fondo orientato al ritorno sul capitale, la logica dello scorporo è lineare. Tenere insieme un’attività ad alta intensità di capitale come il volo e una a bassa intensità come i pacchetti vacanza comprime la valutazione complessiva sul mercato pubblico. Separarle permette di vendere o quotare ciascuna componente al multiplo che le è proprio, oltre a monetizzare gli slot come asset a sé.
Il vincolo europeo che complica tutto
Lo scenario dello scorporo si scontra però con un limite normativo che non è negoziabile. Il regolamento UE 1008/2008 impone che una compagnia aerea titolare di licenza operativa europea sia posseduta e controllata in maggioranza da soggetti UE. easyJet opera parte della propria rete tramite la licenza austriaca di easyJet Europe, e per questo Castlelake (fondo statunitense partecipato da Brookfield, canadese) ha costruito un veicolo di offerta in cui il 51% dei diritti di voto resta formalmente in mano a due manager europei dell’aviazione, Peter Bellew (ex COO di Ryanair, easyJet e Riyadh Air) e Mark Breen, mentre Castlelake e Brookfield forniscono la parte prevalente del capitale restando al 49%.
Il board di easyJet ha definito questa architettura “opaca”, contestando non solo il prezzo ma anche l’effettiva realizzabilità dell’operazione. È un punto che pesa più della trattativa sul prezzo per azione: se l’autorità di vigilanza europea giudicasse la struttura una forma indiretta di controllo extra UE, l’intera operazione perderebbe la base legale su cui è costruita, a prescindere da quanto Castlelake fosse disposta a offrire.
Gli scenari che ora restano aperti
Tre esiti restano sul tavolo. Il primo è che Castlelake rilanci sopra i 700 pence entro il 5 luglio e apra una trattativa vera con accesso pieno ai dati, portando a un delisting e a una gestione privata che nel breve termine difficilmente toccherebbe la struttura operativa (tagliare rotte o alzare le tariffe subito dopo l’acquisizione ridurrebbe il valore degli stessi asset appena pagati).
Il secondo è che il fondo si ritiri il 5 luglio senza un’offerta vincolante, lasciando easyJet a proseguire il piano annunciato dal management: oltre 1 miliardo di sterline di utile ante imposte nel medio termine (1,16 miliardi di euro), rinnovo della flotta e crescita di Holidays.
Il terzo, quello a cui fa riferimento il titolo dell’analisi, è che un’acquisizione vada comunque in porto ma con l’obiettivo dichiarato o implicito di separare le componenti del gruppo nei mesi successivi, per realizzare lo scarto tra il prezzo pagato e il valore stimato delle parti.
Castlelake possiede già oltre 16 milioni di azioni easyJet, pari al 2,14% del capitale, ed è tra i primi dieci azionisti del gruppo. Il 5 luglio dirà se quella quota resterà una posizione di minoranza o l’inizio di qualcos’altro.
The Flying Guru
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