Ryanair torna al suo sport preferito: lamentarsi delle tasse aeroportuali. La compagnia irlandese ha annunciato un vasto taglio di rotte e capacità in diversi Paesi europei, imputando la decisione all’aumento degli oneri imposti dagli aeroporti. Ma, al di là del consueto copione comunicativo, il ridimensionamento invernale segue una logica che riguarda tutto il settore.
Il nuovo “inverno freddo” di Ryanair
Secondo i comunicati ufficiali, Ryanair ridurrà la capacità di oltre 800 mila posti in Germania, cancellando 24 rotte da nove aeroporti, inclusi Berlino, Amburgo e Memmingen.
In Francia spariranno 25 collegamenti e 750 mila posti, con la chiusura definitiva delle basi di Brive, Bergerac e Strasburgo. In Spagna, invece, il taglio interesserà circa 1 milione di posti per la stagione invernale 2025 e 1,2 milioni in vista dell’estate 2026, dopo l’aumento delle tariffe deciso da Aena, il principale gestore aeroportuale del Paese.
Anche Austria, Estonia e Lettonia pagano dazio: Vienna perderà tre dei 19 aerei basati e diverse rotte (tra cui Billund, Santander e Tallinn), mentre nei Paesi baltici i posti offerti scenderanno rispettivamente del 40 e del 20 per cento.
In Estonia, in particolare, Ryanair sospenderà cinque collegamenti internazionali — tra cui Treviso, Bergamo, Ciampino e Pafo — lasciando Tallinn con meno di 110 mila posti in vendita per l’inverno.
Il “metodo Ryanair”: piangere e rilanciare
Chi conosce lo stile di Michael O’Leary sa che ogni taglio è, prima di tutto, un messaggio politico. Ryanair denuncia da anni che le “tasse eccessive” frenano la crescita del traffico, salvo poi annunciare (nella stessa nota) nuovi investimenti dove i costi sono più bassi. È il caso dell’Italia, insieme a Ungheria, Polonia, Svezia, Albania e Marocco, dove la compagnia prevede di espandere la propria presenza.
“Paesi come l’Italia stanno riducendo i costi di accesso per stimolare la crescita”, ha scritto Ryanair nel suo comunicato, contrapponendoli alla Lituania, colpevole (secondo la compagnia) di aver aumentato le tasse del 30% a Vilnius e del 7% a Palanga.
Dietro la consueta retorica anti-tasse, però, si nasconde un’altra verità: tutti i vettori europei riducono capacità durante la stagione invernale, semplicemente perché la domanda cala.
Ryanair, come sempre, preferisce raccontarlo in modo più rumoroso — trasformando una scelta stagionale in una battaglia ideologica contro aeroporti e governi.
Tagli che fanno notizia (ma non eccezione)
La realtà è che l’inverno 2025-26 si preannuncia complesso per l’intero settore: tra i costi del carburante, la pressione ambientale e i rallentamenti nelle consegne di nuovi aerei, molte compagnie ridimensionano le operazioni. Solo che Ryanair, da abile comunicatrice, trasforma ogni aggiustamento in un caso mediatico.
Mentre in Germania o in Spagna “riduce la capacità”, in Italia annuncia nuove rotte e base in crescita — sfruttando i titoli dei giornali per ribadire la sua narrazione preferita: quella della compagnia “penalizzata” dal sistema, ma sempre vincente dove trova terreno fertile.
E così, anche questa volta, O’Leary riesce nell’impresa di fare notizia due volte: la prima per i tagli, la seconda per il lamento.
The Flying Guru
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