Scandinavian Airlines si avvicina a una decisione sulla nuova flotta lungo raggio e lega la scelta all’aumento della domanda verso l’Asia. L’indicazione arriva in una fase delicata per il vettore scandinavo, impegnato nel riassetto del network intercontinentale e nel rafforzamento della propria struttura industriale dopo gli ultimi interventi sul capitale e sulla governance.
Il dossier flotta riguarda un segmento centrale per SAS: il lungo raggio da e per i principali hub nordici, con Copenhagen in primo piano. L’aeroporto danese resta il baricentro naturale delle rotte intercontinentali del gruppo. Da qui passa una quota rilevante del traffico di connessione tra Scandinavia, Europa e mercati extraeuropei. La crescita della domanda per l’Asia riporta al centro il tema della capacità disponibile, dell’autonomia degli aeromobili e dei costi unitari sulle tratte di maggiore distanza.
Oggi SAS opera il lungo raggio con Airbus A350 900 e Airbus A330 300. Gli A350 sono il pilastro più recente della flotta intercontinentale e offrono un profilo coerente con le esigenze del vettore: consumi più bassi, maggiore autonomia e una migliore economia per posto. Gli A330 restano una componente importante, ma appartengono a una generazione precedente e nel medio termine rientrano con maggiore probabilità nei piani di sostituzione o riduzione.
La compagnia ha già ricostruito una parte del proprio network extraeuropeo negli ultimi anni, dopo la fase di contrazione seguita alla pandemia e alle tensioni sul traffico verso l’Asia. Le rotte orientali sono state a lungo penalizzate anche dalle limitazioni operative e dall’allungamento dei tempi di volo legati alla chiusura dello spazio aereo russo per molti vettori europei. Questo elemento incide sui costi, sull’utilizzo degli aeromobili e sulla redditività dei collegamenti tra Europa del Nord e Asia nordorientale.
Per SAS la scelta del nuovo ordine può avere riflessi diretti su più piani: rinnovo degli aeromobili, densità di posti, flessibilità del network e posizionamento competitivo contro i grandi gruppi europei. Sul mercato le opzioni più osservate restano quelle già presenti nella flotta Airbus, a partire da ulteriori A350, anche se il confronto con altre soluzioni di nuova generazione dipende dai tempi di consegna, dal prezzo finale e dalla disponibilità di slot produttivi.
Il tema non riguarda solo la flotta. Riguarda anche il ruolo di SAS nei flussi tra Nord Europa e Asia. Copenhagen ha una funzione crescente come hub di raccolta regionale. Stoccolma e Oslo mantengono un peso importante nel bacino di origine e destinazione, ma il sistema multi hub del gruppo negli ultimi anni ha mostrato una tendenza più marcata verso la concentrazione dell’intercontinentale sullo scalo danese. Una nuova capacità lungo raggio permetterebbe di sostenere sia il traffico punto a punto sia quello in connessione proveniente da Scandinavia, Baltico ed Europa settentrionale.
Sul fronte societario, SAS ha attraversato una lunga ristrutturazione culminata con il riassetto proprietario e con l’uscita dalla procedura Chapter 11 negli Stati Uniti. Il nuovo quadro azionario ha visto l’ingresso di Air France KLM, Castlelake, Lind Invest e dello Stato danese. Per il mercato questo passaggio ha riaperto il tema degli investimenti industriali, compresi quelli sulla flotta. Un ordine sul lungo raggio rientrerebbe in questa logica: consolidare il prodotto di rete e dare visibilità al piano di crescita.
I dati economici più recenti della compagnia hanno mostrato un miglioramento della domanda e del riempimento, con un’attenzione costante al contenimento dei costi e alla disciplina della capacità. In questo quadro l’Asia torna a essere una componente da monitorare. Si tratta di un’area che combina traffico business, domanda turistica e connessioni cargo nella stiva degli aeromobili passeggeri. Per un vettore come SAS il rendimento di queste rotte dipende dalla combinazione tra prezzo medio, tasso di occupazione, costi operativi e qualità degli orari offerti.
L’ordine atteso avrebbe anche implicazioni di mercato più ampie. I costruttori raccolgono oggi una domanda elevata per widebody efficienti, mentre i tempi di consegna si sono allungati rispetto al passato. Per questo la tempistica della decisione conta quasi quanto il modello scelto. Un contratto firmato nel breve periodo può incidere sulla disponibilità di capacità nella seconda metà del decennio, fase in cui molti vettori europei stanno ridefinendo la presenza intercontinentale.
Per SAS il passaggio resta aperto, ma la direzione è chiara: la compagnia prepara la prossima fase del proprio lungo raggio e individua nell’Asia uno dei mercati da servire con maggiore attenzione. La scelta finale sulla flotta dirà molto sul profilo che il vettore intende assumere nel Nord Europa nei prossimi anni.
The Flying Guru
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