I ministri dei Paesi membri dell’Unione Africana hanno rilanciato l’attuazione dell’Open Skies nel continente. Il riferimento è alla Decisione di Yamoussoukro, adottata nel 1999, e al Single African Air Transport Market, il mercato unico del trasporto aereo africano avviato nel 2018. Il nuovo passaggio politico è arrivato a Lomé, in Togo, dove il 16 giugno è stata approvata una dichiarazione che punta a trasformare gli impegni formali in misure operative.
La Dichiarazione di Lomé è stata adottata durante la prima African Air Transport Convention and Exhibition, tenuta dal 15 al 19 giugno sotto l’egida della African Civil Aviation Commission. Il testo impegna gli Stati a rimuovere le barriere all’accesso al mercato, liberalizzare i servizi aerei e ridurre tasse e diritti aeroportuali ritenuti eccessivi. L’obiettivo dichiarato è sbloccare una crescita del traffico che in Africa continua a essere frenata da restrizioni bilaterali, costi elevati e procedure amministrative lente.
Nel documento compaiono anche altri capitoli: semplificazione dei visti e dei controlli di frontiera, sviluppo delle reti cargo, investimenti nelle infrastrutture aeroportuali, sostegno ai carburanti sostenibili per l’aviazione e a fonti energetiche più pulite, trasformazione digitale, formazione del personale, rafforzamento della safety, della security e della supervisione regolatoria. Il perimetro è ampio e coinvolge trasporto, turismo, commercio e finanza. La cornice è quella del SAATM e dell’AfCFTA, l’area continentale africana di libero scambio.
AFCAC ha annunciato anche il lancio del Solidarity Commitment 2026 2028. Si tratta di uno strumento pensato per rafforzare la capacità operativa della commissione e coordinare le priorità continentali del settore. Secondo l’autorità, il meccanismo dovrà mobilitare risorse finanziarie dirette, assistenza tecnica, supporto in natura, formazione, strumenti e sistemi, con criteri di trasparenza, rendicontazione e verifica dei risultati.
La commissione preparerà ora una tabella di marcia successiva a Lomé. Il piano dovrà indicare azioni prioritarie, istituzioni responsabili, scadenze, fabbisogni di risorse e modalità di reporting. Resta aperto un nodo centrale: la dichiarazione non specifica quali strumenti AFCAC potrà usare per imporre agli Stati il rispetto degli impegni assunti nell’ambito del SAATM.
Il dato politico è chiaro. Entro il 2025, 38 dei 55 Stati membri dell’Unione Africana avevano aderito all’iniziativa. Il dato normativo è più debole: una quota inferiore ha recepito le disposizioni nelle legislazioni nazionali. È qui che si misura il divario tra adesione formale e apertura effettiva dei mercati.
Per le compagnie aeree africane il tema è diretto. Un mercato più aperto può incidere sulle rotte intra africane, oggi spesso limitate, discontinue o indirette. In molte aree del continente è ancora più semplice volare via Europa o Medio Oriente che collegare due città africane con un servizio non stop. La liberalizzazione promessa dal SAATM punta a intervenire su questo squilibrio, con effetti potenziali su network, capacità e frequenze.
Anche gli aeroporti rientrano nel quadro. La dichiarazione parla di infrastrutture moderne e di processi più fluidi ai confini. Per diversi scali africani questo significa capacità terminale, digitalizzazione dei controlli, sviluppo cargo e migliore integrazione con i vettori del continente. Il cargo è un capitolo rilevante: reti più efficienti possono sostenere commercio regionale, prodotti deperibili, farmaceutica e catene logistiche a più alto valore.
Il fattore economico pesa quanto quello regolatorio. L’Africa resta una delle regioni più costose al mondo per il trasporto aereo in rapporto al reddito medio disponibile. Tasse, oneri e diritti incidono sui prezzi finali e sulla sostenibilità commerciale di molte rotte. La dichiarazione cita in modo esplicito il tema dell’accessibilità del viaggio aereo. Per le compagnie questo si traduce in una possibile revisione del quadro dei costi. Per il mercato significa domanda più ampia, se le misure verranno applicate.
Sul fronte industriale, un mercato continentale più integrato può favorire vettori con flotte adatte al medio raggio africano, sia narrowbody sia regionali turboprop. Può anche creare spazio per modelli di cooperazione più stretti tra compagnie, inclusi accordi commerciali, feed di rete e maggiore specializzazione tra servizi passeggeri e cargo. Il testo approvato a Lomé non entra nel dettaglio dei singoli operatori, ma il riferimento al rafforzamento delle reti lascia intravedere una dimensione più ampia del semplice quadro normativo.
I numeri del trasporto aereo africano spiegano il peso del dossier. Secondo Iata, il continente rappresenta una quota contenuta del traffico globale, ma ha margini di crescita elevati per demografia, urbanizzazione e sviluppo del commercio regionale. La frammentazione regolatoria ha finora limitato questa espansione. Il SAATM nasce proprio per affrontare quel limite, replicando in parte logiche di liberalizzazione già viste in altri mercati.
Il passaggio di Lomé riporta il tema al centro dell’agenda. Il punto successivo sarà l’attuazione concreta: norme nazionali, accesso al mercato, riduzione dei costi, visti, infrastrutture, capacità amministrativa. La distanza tra dichiarazioni e operatività resta il vero banco di prova per compagnie, aeroporti e network africani.
Foto in apertura: Ministry of Defense of Ukraine su Wikimedia (licenza CC BY-SA 2.0, via Openverse).
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