Pentagono, 162 file UAP (UFO) online: cosa contiene PURSUE

L’8 maggio 2026, alle 11.09 ora di Chicago, il sito war.gov/UFO è andato online con 162 file declassificati su quelli che il Dipartimento della Difesa chiama Unidentified Anomalous Phenomena. Cablogrammi del Dipartimento di Stato, documenti FBI, fotografie Apollo 12 e 17, video infrarossi da piattaforme militari statunitensi attive in Iraq, Siria, Emirati Arabi Uniti, Grecia, Giappone e nello spazio aereo continentale americano. L’operazione ha un acronimo proprio (PURSUE, Presidential Unsealing and Reporting System for UAP Encounters) e una governance interagenzia che coinvolge, oltre al Pentagono, la Casa Bianca, l’Office of the Director of National Intelligence, il Department of Energy, la NASA e l’FBI.

L’occhio editoriale tende ad accendersi sul singolo documento più cinematografico (il pilota di droni che nel settembre 2023 osserva un “oggetto lineare” con una luce così intensa da permettere di distinguerne le bande spettrali, visibile per cinque-dieci secondi prima della scomparsa istantanea, secondo il verbale FBI). Ma il dato significativo non è l’aneddoto. È la struttura istituzionale che lo produce, e il momento politico in cui viene reso pubblico.

Il filone investigativo statunitense sui fenomeni anomali ha una storia documentata che (secondo la ricostruzione ufficiale dell’AARO Historical Record Volume I del marzo 2024) parte dall’immediato dopoguerra. Project SAUCER e Project SIGN nel 1947, GRUDGE, TWINKLE, BLUE BOOK fino alla chiusura nel 1969. Poi un vuoto di circa quarant’anni, durante i quali il Dipartimento della Difesa non ha mantenuto un programma dedicato, fino al 2007 con l’Advanced Aerospace Threat Identification Program (AATIP), un’iniziativa della Defense Intelligence Agency con un budget di circa 22 milioni di dollari, attiva fino al 2012 e rivelata pubblicamente solo nel 2017 da un’inchiesta del New York Times accompagnata dal rilascio di video di piloti della Marina.

Da lì in avanti la sequenza diventa rapida: l’Unidentified Aerial Phenomena Task Force (UAPTF), istituita nell’agosto 2020 sotto l’Office of Naval Intelligence con il compito di standardizzare la raccolta e il reporting delle segnalazioni, l’Airborne Object Identification and Management Synchronization Group (AOIMSG) nel novembre 2021, e infine l’All-domain Anomaly Resolution Office (AARO), istituito il 15 luglio 2022 con il primo direttore Sean Kirkpatrick e l’attuale Jon T. Kosloski. La differenza sostanziale rispetto ai predecessori è il perimetro: AARO copre fenomeni aerei, marittimi, spaziali e terrestri, e include esplicitamente gli oggetti transmedium (capaci di passare tra domini differenti senza variazione di prestazioni).

Nel marzo 2024 AARO ha pubblicato il Volume I del Report on the Historical Record of U.S. Government Involvement with UAP. Le conclusioni, dopo la revisione di tutti gli archivi classificati e non classificati dal 1945 in avanti e una trentina di interviste, sono state nette: nessuna evidenza empirica di tecnologia extraterrestre recuperata dal governo statunitense, nessun programma classificato non riferito al Congresso, nessun manufatto alieno. Le rivendicazioni in senso contrario, secondo AARO, derivano in larga parte da un gruppo limitato e ricorrente di individui collegati all’ambiente AAWSAP/AATIP. Questo è il punto di partenza tecnico contro cui leggere PURSUE.

L’operazione di oggi si inserisce in una promessa elettorale specifica. Nel febbraio 2026, su Truth Social, Trump aveva ordinato al Pentagono e alle altre agenzie competenti di “iniziare il processo di identificazione e rilascio dei file governativi relativi a vita aliena ed extraterrestre, fenomeni aerei non identificati e UFO“. Il modello operativo, secondo le ricostruzioni di stampa, ricalca quello adottato dal Dipartimento di Giustizia da dicembre per la pubblicazione dei cosiddetti Epstein Files: rilascio progressivo, sito dedicato, narrazione anti-establishment.

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Il comunicato ufficiale è esplicito sul punto. “Mentre le precedenti amministrazioni cercavano di screditare o dissuadere il popolo americano, il presidente Trump è concentrato sul fornire massima trasparenza al pubblico, che può in ultima analisi farsi un’idea propria sulle informazioni contenute in questi file“. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha aggiunto che i file, “tenuti nascosti dietro classificazioni, hanno a lungo alimentato speculazioni giustificate, ed è ora che gli americani li vedano da soli“. L’amministratore NASA Jared Isaacman ha confermato l’allineamento della sua agenzia al programma. La regia comunicativa è coerente: il governo non interpreta, restituisce.

C’è però un caveat nello stesso comunicato che vale la pena isolare. “Sebbene tutti i file siano stati esaminati per ragioni di sicurezza, molti dei materiali non sono ancora stati analizzati per la risoluzione di eventuali anomalie”. Tradotto: il Pentagono ha controllato cosa si poteva pubblicare, non cosa significasse. La distinzione è tutto l’opposto di un dossier scientifico. È un archivio aperto al pubblico in fase di triage di sicurezza, non in fase analitica.

Il contenuto: cosa c’è davvero nei 162 file “sugli UFO”

I documenti includono memorandum militari interni che descrivono “un possibile piccolo UAP” osservato in Iraq nel 2022, e “molteplici riflessi o luci di origine sconosciuta” osservati in Siria nel 2024, in entrambi i casi durante operazioni statunitensi contro lo Stato Islamico. Compaiono segnalazioni più recenti da personale militare statunitense negli Emirati Arabi Uniti e in Grecia, oltre a un’immagine del 2024 dell’U.S. Indo-Pacific Command che mostra un oggetto a forma di pallone da football vicino al Giappone.

Sul fronte storico ci sono diverse fotografie della missione Apollo 12 del novembre 1969 in cui “fenomeni non identificati sono visibili”, oltre a un’immagine Apollo 17 del 1972 con tre punti in formazione triangolare sulla quale, scrive il Pentagono nella didascalia, “non esiste consenso sulla natura dell’anomalia”. Tra i materiali video figurano sequenze a infrarossi: una di nove secondi da piattaforma militare statunitense, una di un minuto e quarantasei secondi dall’U.S. Central Command, e immagini in black hot di oggetti non identificati osservati nel settembre e dicembre 2025 sopra il territorio occidentale degli Stati Uniti.

Il sito riporta una clausola interpretativa importante. Il linguaggio “descrittivo ed estimativo” contenuto nei memorandum militari riflette “l’interpretazione soggettiva” di chi ha redatto il rapporto, e quindi “non deve essere interpretato come un’indicazione conclusiva” di quanto effettivamente accaduto. È una tutela retorica che mantiene contemporaneamente la promessa di trasparenza e il distacco analitico: pubblichiamo il documento del testimone, non l’identificazione del fenomeno.

Il contesto sistemico: perché questo rilascio adesso

Il punto interessante non è il singolo cablogramma, ma la combinazione di tre vettori che convergono sull’operazione PURSUE. Primo: una pressione bipartisan in Congresso che dura da anni. Il Congresso ha ordinato al Pentagono di iniziare a rilasciare decenni di file sulle segnalazioni UFO già nel 2022, e un piccolo gruppo di repubblicani al Congresso ha continuato a premere per maggiore trasparenza, accusando il Pentagono di trattenere documenti. La rappresentante Anna Paulina Luna ha richiesto in una lettera del marzo scorso 46 video UAP identificati da whistleblower, che secondo le sue dichiarazioni saranno inclusi in un rilascio successivo.

Secondo: l’esistenza di un canale strutturato per nuove segnalazioni. AARO ha attivato da tempo una piattaforma che consente a dipendenti governativi attuali e passati di riferire in modo sicuro informazioni su programmi UAP non documentati, con possibilità di intervista in SCIF (Sensitive Compartmented Information Facility). Questo significa che il flusso di materiale potenzialmente pubblicabile non è statico, ma alimentato in tempo reale da un’attività di intelligence interna che PURSUE rende parzialmente visibile.

Terzo, e forse il più rilevante per chi guarda il sistema aviazione: la sovrapposizione tra UAP e tecnologie operative attuali. Gli esperti hanno invitato alla cautela sul rilascio dei nuovi file, avvertendo che i video UAP sono spesso interpretati e caratterizzati erroneamente da chi non ha familiarità con la tecnologia militare avanzata. Tradotto in termini concreti: una parte significativa di ciò che appare anomalo a un osservatore (sensori a infrarossi, parallasse, artefatti ottici, droni stealth, sistemi sperimentali) è plausibilmente spiegabile come tecnologia convenzionale, propria o avversaria. Il vero problema di sicurezza nazionale, quello su cui AARO lavora dal 2022, non è l’origine extraterrestre, ma l’incursione non identificata di sistemi terrestri in spazi aerei sensibili (basi militari, aree di addestramento, perimetri nucleari).

Cosa aspettarsi nei prossimi mesi

Il Pentagono ha confermato che nuovi materiali saranno aggiunti “ogni poche settimane”. La traiettoria realistica ha tre direzioni. La prima è quella documentale: archivi di Project BLUE BOOK e dei programmi di transizione (AAWSAP, AATIP, UAPTF) progressivamente declassificati, con valore principalmente storiografico. La seconda è operativa: video sensoristici recenti come quelli del Central Command e dell’Indo-Pacific Command, dove la sensibilità riguarda meno il fenomeno osservato e più la rivelazione delle capacità di sorveglianza statunitensi nei rispettivi teatri. La terza è la più politicamente carica: i 46 video citati da Luna e dai whistleblower, che diventeranno il banco di prova reale della promessa di trasparenza.

Per il sistema aviazione civile e militare il punto operativo resta uno solo: PURSUE non cambia le procedure di reporting, le competenze ATC, le norme di intercettazione, né i protocolli NATO sulla gestione di tracce non identificate. Cambia il quadro narrativo entro cui questi protocolli vengono percepiti dall’opinione pubblica. Un sistema che funziona da decenni con definizioni operative chiare (traffico cooperativo, non cooperativo, identificato, non identificato, ostile presunto) si trova ora a operare in un contesto comunicativo in cui ogni traccia non immediatamente attribuita può essere rilanciata come “fenomeno anomalo”. Il rumore sul canale aumenta. La capacità tecnica di filtrarlo dipende dalla qualità degli strumenti di AARO e dei suoi omologhi alleati, non dal sito war.gov.

Quello che il primo pacchetto di PURSUE rivela non è nei singoli documenti. È nel fatto che, dopo ottant’anni di gestione classificata, una parte dello Stato statunitense ha deciso di trasferire al pubblico l’onere interpretativo del fenomeno. È una scelta politica con conseguenze epistemiche: trasforma una questione di intelligence in una questione di opinione. Sul terreno operativo, gli aerei continueranno a volare con gli stessi separatori radar di ieri.

The Flying Guru

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