Dopo tre fallimenti consecutivi, SpaceX è riuscita finalmente a completare buona parte degli obiettivi del decimo volo di Starship, segnando la prima missione realmente positiva per il razzo più potente mai costruito. Nella notte tra il 26 e il 27 agosto, dalla base di Starbase in Texas, il gigantesco sistema di lancio alto 120 metri è decollato con il booster Super Heavy acceso da 33 motori Raptor, spingendo la navetta nello spazio e permettendo a Elon Musk di mettere a segno un traguardo atteso da mesi. La missione ha visto Starship collocare in orbita otto satelliti fittizi, riaccendere con successo un motore nello spazio e infine rientrare nell’atmosfera con un ammaraggio controllato nell’Oceano Indiano, mentre il booster Super Heavy ha terminato la sua corsa nel Golfo del Messico.
Il risultato rappresenta un passo avanti sostanziale non solo per SpaceX ma anche per la NASA, che ha scelto Starship come veicolo per l’allunaggio della missione Artemis 3 previsto nel 2027. La soddisfazione degli ingegneri arriva dopo mesi di analisi e correzioni: le esplosioni dei tre precedenti test avevano messo in evidenza problemi ai motori e ai sistemi di alimentazione a metano liquido, così come fragilità delle piastrelle termiche nel rientro. In vista di questo decimo lancio, l’azienda ha introdotto modifiche strutturali, dalle protezioni più resistenti fino alla riprogettazione del diffusore di carburante, individuato come una delle cause dei fallimenti di primavera.
Il volo, durato poco più di un’ora, ha confermato che l’approccio di SpaceX alla filosofia del “fail fast” può portare frutti concreti: test frequenti, anche a rischio di incidenti, che consentono di migliorare il progetto più rapidamente rispetto a una strategia conservativa. L’azienda sottolinea come anche gli insuccessi abbiano fornito dati preziosi per il perfezionamento del sistema e che questo risultato non è un punto di arrivo ma un passaggio intermedio verso la prossima generazione di veicoli.
Nonostante l’entusiasmo, i ritardi accumulati restano significativi. Secondo diversi analisti, SpaceX è in media sei mesi indietro rispetto alla tabella di marcia annunciata un anno fa e sarà difficile che Starship possa rispettare i tempi per Artemis, soprattutto perché non è ancora stato testato il complesso sistema di rifornimento in orbita, condizione indispensabile per missioni oltre la Terra e mai provata prima. La sfida è duplice: da un lato dimostrare che Starship è sicura per trasportare astronauti, dall’altro verificare che possa rifornirsi nello spazio per affrontare viaggi più lunghi.
Musk guarda oltre. L’obiettivo dichiarato rimane quello di inviare una prima missione non abitata verso Marte già nel 2026, con la prospettiva di portare esseri umani sul Pianeta Rosso entro il 2029. Ambizioni che per ora restano sulla carta, ma che con questo decimo volo trovano finalmente un primo, concreto punto d’appoggio.
The Flying Guru
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