La NASA ha aggiornato al 26 maggio 2026 le previsioni orbitali del Neil Gehrels Swift Observatory, indicando che il telescopio dovrebbe restare sopra i 300 chilometri di quota almeno fino all’inizio dell’autunno. È un passaggio decisivo per la missione LINK di Katalyst Space, che punta a realizzare il primo innalzamento orbitale della storia su un satellite scientifico già operativo. Swift, lanciato nel 2004 per studiare lampi gamma e fenomeni cosmici ad alta energia, è infatti in lento decadimento a causa dell’attrito atmosferico, accentuato negli ultimi anni dal massimo solare del 2024.
Per guadagnare tempo, il team di Swift ha modificato l’assetto del satellite così da ridurre la resistenza residua dell’atmosfera. La strategia ha migliorato sensibilmente le prospettive della missione.
Le simulazioni del Goddard Space Flight Center, basate sui dati orbitali della U.S. Space Force, sulle condizioni di attività solare e sui parametri operativi del veicolo, mostrano che la soglia dei 300 chilometri non sarà raggiunta così rapidamente come ipotizzato nei modelli elaborati all’inizio del 2025, quando si temeva un rientro già nell’estate 2026.
Il veicolo LINK, sviluppato da Katalyst Space nell’ambito di un contratto NASA, dovrebbe essere lanciato a giugno 2026 con un razzo Pegasus di Northrop Grumman. Una volta in orbita, dovrà eseguire un rendezvous con Swift, sincronizzare la traiettoria e compiere la manovra di reboost per prolungarne la vita operativa. Il programma coinvolge anche Goddard, Penn State, Los Alamos National Laboratory e Northrop Grumman Innovation Systems, realtà storicamente legate alla missione Swift.
Oltre al valore immediato per salvaguardare un osservatorio ancora utile alla scienza, il progetto ha una rilevanza industriale importante.
Il satellite servicing in orbita bassa resta un settore emergente, soprattutto per applicazioni scientifiche, e LINK potrebbe diventare un banco di prova per future missioni di estensione operativa su satelliti NASA e commerciali. Tra gli scenari osservati con maggiore interesse dalla comunità tecnica c’è anche la possibilità di applicare in futuro capacità simili a piattaforme complesse come Hubble.
Foto in apertura: NASA, ESA su Wikimedia (licenza CC BY 4.0, via Openverse).
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