Heathrow e la terza pista: un progetto che torna

Heathrow rilancia il progetto della terza pista, un piano da quasi 50 miliardi di sterline che punta a portare l’aeroporto a 150 milioni di passeggeri l’anno. Governo e imprese parlano di crescita e 100.000 nuovi posti di lavoro, mentre ambientalisti e comunità locali denunciano rumore, demolizioni ed emissioni. Le compagnie aeree, guidate da British Airways, avvertono però che con tariffe troppo alte la pista rischia di restare vuota.

Il progetto della terza pista di Heathrow torna ad occupare l’agenda politica britannica. Dopo anni di rinvii e battute d’arresto, l’espansione dell’aeroporto più trafficato d’Europa è di nuovo considerata parte centrale della strategia del governo per rilanciare la crescita economica attraverso grandi infrastrutture finanziate da capitali privati. Con oltre 80 milioni di passeggeri annui e una saturazione ormai cronica, Heathrow guarda a un’espansione capace di portare il traffico fino a 150 milioni di viaggiatori all’anno.

La terza pista non è un’idea nuova. Già nel 2009, sotto il governo laburista, venne approvato un primo progetto, successivamente bloccato dai Conservatori. Una commissione indipendente confermò poi la necessità di una nuova pista, e nel 2018 il Parlamento diede il via libera. Dopo varie vicende giudiziarie, l’autorizzazione rimase valida, ma la pandemia di Covid-19 congelò ogni avanzamento: il crollo dei passeggeri rese impossibile giustificare l’investimento.

Oggi, con nuovi azionisti dotati di risorse ingenti (tra cui fondi sovrani di Arabia Saudita e Qatar), Heathrow ha rilanciato i piani. Le previsioni includono una pista di 3,2 km costruita sopra un tratto deviato della M25, l’autostrada orbitale di Londra. L’opera, dal costo stimato di 21 miliardi di sterline solo per la pista, prevede ulteriori 12 miliardi per l’espansione dei terminal e altri 15 miliardi per l’ammodernamento complessivo dello scalo.

Heathrow ha formalmente presentato al governo i propri piani “shovel‑ready”, pronti a partire non appena arriverà il via libera politico e normativo. Secondo l’aeroporto, con un sostegno deciso da parte dell’esecutivo si potrebbe arrivare al permesso di costruzione entro il 2029 e all’entrata in funzione della nuova pista nel 2035.

L’espansione porterebbe a un incremento di oltre 750 movimenti aerei giornalieri e, secondo le stime governative, alla creazione di circa 100.000 posti di lavoro. La proposta è sostenuta da associazioni imprenditoriali e sindacati, che vedono nella terza pista un volano per investimenti privati, collegamenti commerciali e nuove rotte internazionali.

Non mancano però gli oppositori: ambientalisti e amministrazioni locali sottolineano l’impatto in termini di rumore, demolizioni di abitazioni e, soprattutto, emissioni di CO₂. Si stima infatti che l’espansione genererebbe 4,4 milioni di tonnellate aggiuntive di anidride carbonica all’anno. Anche il sindaco di Londra, Sadiq Khan, si è espresso contro il progetto, definendolo “altamente dannoso per l’ambiente”.

Il nodo cruciale, tuttavia, resta quello dei costi. L’International Airlines Group (IAG), principale cliente di Heathrow e proprietario di British Airways, Iberia, Vueling e Aer Lingus, ha avvertito che la nuova pista “rischia di restare vuota” se l’investimento da quasi 50 miliardi sarà scaricato sui passeggeri. Oggi le tasse aeroportuali sono di circa 25 sterline per passeggero; con l’espansione potrebbero raddoppiare, disincentivando compagnie e viaggiatori.

Luis Gallego, amministratore delegato di IAG, ha dichiarato che l’attuale modello regolatorio non garantisce né efficienza né competitività, e che senza una revisione sostanziale l’espansione non sarà sostenibile. Anche Sean Doyle, CEO di British Airways, ha ribadito che la priorità deve essere mantenere tariffe competitive, altrimenti l’aumento di capacità rimarrà sulla carta.

In parallelo, resta sul tavolo un progetto alternativo presentato dal gruppo Arora, che propone una pista più corta e meno costosa, a est dell’attuale scalo. Heathrow ha però definito queste opzioni non comparabili in termini di benefici.

The Flying Guru

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