Privatizzazione SAC, 10 ammessi alla seconda fase per Catania e Comiso

SAC chiude la prima fase della cessione della quota di maggioranza. Su 14 manifestazioni di interesse ne passano 10, tra cui Schiphol, Vinci, Mundys, Save e Adani. In autunno le offerte, poi la terza fase a 5.

La privatizzazione SAC entra nella seconda fase. Il 31 luglio 2026, in una conferenza stampa alla Camera di Commercio del Sud Est Sicilia, la società che gestisce gli aeroporti di Catania e Comiso ha comunicato l’esito delle verifiche sulla prima fase: delle 14 manifestazioni di interesse arrivate alla scadenza dell’avviso pubblico, 10 soggetti sono stati ammessi alla fase successiva. Quattro candidati sono usciti di scena per mancanza dei requisiti previsti dal bando. Gli altri avranno accesso alla data room e potranno presentare le offerte non vincolanti.

Ne avevamo scritto alla chiusura della raccolta, il 15 giugno, quando la società aveva confermato il numero delle candidature senza fare nomi. Ora i nomi ci sono, e compongono un elenco che da solo misura il peso del dossier.

Chi sono i 10 ammessi

Corporación América Airports, Royal Schiphol Group, Mundys, Adani Airport Holdings, Save, 2i Aeroporti, Mag Overseas Investment, Oman Airports Management Company, Macquarie European Infrastructure Fund e Vinci Airports. Dentro c’è quasi tutta la geografia del capitale aeroportuale mondiale. Corporación América gestisce in Italia Toscana Aeroporti (Firenze e Pisa). Royal Schiphol Group controlla Amsterdam. Mundys, attraverso Aeroporti di Roma, ha Fiumicino, Ciampino e Nizza. Save gestisce Venezia, Verona, Treviso, Brescia e Bruxelles Charleroi. 2i Aeroporti è presente a Malpensa e Linate, Napoli, Bologna, Torino e Olbia. Vinci Airports ha in portafoglio, tra gli altri, Londra Gatwick e Lisbona. Poi i capitali del Golfo (Oman Airports), l’India di Adani e 2 veicoli di investimento infrastrutturale, Mag Overseas e Macquarie.

“Abbiamo concluso la fase uno dell’iter da cui abbiamo escluso quattro soggetti perché non rispettavano i requisiti inseriti nel bando”, ha detto l’amministratore delegato di SAC Nico Torrisi, sottolineando che l’interesse riguarda entrambi gli scali siciliani. Il calendario, nelle sue parole, è definito: la seconda fase terminerà in autunno, poi partirà la terza, alla quale saranno ammessi 5 soggetti. La conferenza stampa si è tenuta al termine del consiglio di amministrazione che ha approvato il piano industriale per il rilancio dei due aeroporti, e secondo Il Sole 24 Ore l’apertura della data room è questione di giorni.

Quanto vale la partita

Il comunicato ufficiale non contiene cifre. Le ricostruzioni di stampa collocano il valore dell’intera società tra 500 e 600 milioni di euro, con una quota in cessione che potrebbe estendersi dal 51% fino al 66% del capitale: in quella forchetta, il valore teorico della maggioranza oscillerebbe tra 255 e circa 400 milioni. A Catania l’auspicio dichiarato è spingere la valutazione complessiva oltre il miliardo, un numero che, secondo il Corriere della Sera, diversi soggetti interessati considerano elevato alla luce degli investimenti richiesti.

Ed è qui il nodo industriale. Il contratto di programma 2024/2027 prevede già quasi 350 milioni di euro di investimenti. Il piano di sviluppo di lungo periodo stima un fabbisogno complessivo di circa 1,3 miliardi fino al 2049, tra nuova pista, terminal, parcheggi e collegamenti ferroviari e metropolitani con lo scalo. Chi compra non acquista solo il quinto aeroporto italiano per traffico, acquista un obbligo di spesa pluridecennale. La valutazione finale si giocherà su questo equilibrio.

La decisione resta ai soci pubblici

SAC oggi è interamente pubblica. La Camera di Commercio del Sud Est Sicilia detiene circa il 60,6%, Città Metropolitana di Catania, Libero Consorzio di Siracusa e Irsap hanno circa il 12,1% ciascuno, i Comuni di Catania e Comiso rispettivamente il 2% e l’1%. Sarà questa compagine a fissare l’entità esatta della quota da collocare sul mercato. Il sindaco di Catania Enrico Trantino, rispondendo alle critiche su una presunta svendita, ha rinviato al meccanismo di gara: si aprirà un’asta e si vedrà quale cifra verrà proposta in concreto, con garanzie per i soci pubblici che includono strumenti di controllo a prescindere dal numero di azioni possedute.

La fase 2 dirà quali dei 10 fanno sul serio. La fase 3, a 5, dirà quanto vale davvero Fontanarossa.

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