EES, 2 anni per la stabilizzazione: l’ammissione di Frontex e il domino che arriva fino a ETIAS

Frontex ammette che la stabilizzazione EES richiederà fino a 2 anni. Deroghe in scadenza a settembre, code fino a 6 ore e debutto ETIAS a rischio.

La stabilizzazione EES richiederà fino a 2 anni. Lo ha ammesso Uku Särekanno, vicedirettore esecutivo di Frontex (l’agenzia europea della guardia di frontiera e costiera), il 9 giugno 2026 al summit Travel Matters di ABTA a Westminster. «Ci aspettiamo che la situazione si stabilizzi in 1 o 2 anni». La frase fissa un orizzonte che arriva all’autunno 2027 e ridimensiona ogni previsione di assestamento rapido. Ma la portata reale si misura su un calendario più ampio: a settembre scadono le deroghe alla raccolta biometrica, e nell’ultimo trimestre del 2026 deve partire ETIAS, il secondo strato del nuovo sistema di frontiere europeo. Tutto poggia su un’infrastruttura che, per ammissione di chi la gestisce, non è stabile.

Stabilizzazione EES, un sistema nato in ritardo

L’EES arriva da una storia di rinvii. Le date di lancio precedenti erano fissate per maggio 2023, fine 2023 e infine 10 novembre 2024, poi posticipate al 2025 per problemi di affidabilità del sistema e impreparazione di diversi Stati membri. Francia, Germania e Paesi Bassi avevano segnalato che i propri sistemi di controllo non erano pronti. Il debutto effettivo è del 12 ottobre 2025, con avvio progressivo. Dal 10 aprile 2026 il sistema è pienamente operativo su tutte le frontiere esterne Schengen, e da quella stessa data i vettori devono verificare i titolari di visto breve tramite l’interfaccia eu-LISA prima della partenza. Ne avevamo ricostruito l’architettura nell’approfondimento sul passaporto digitale Entry/Exit System.

Il perimetro è imponente: circa 1.700 valichi di frontiera distribuiti su 29 Paesi dell’area Schengen, con registrazione di impronte digitali e fotografia per i cittadini extra UE e conservazione del dato per 3 anni. [Inferenza] È proprio questa scala a spiegare la storia dei rinvii: un sistema centrale unico, gestito da eu-LISA, che dipende dall’esecuzione simultanea di 29 amministrazioni nazionali con livelli di preparazione molto distanti tra loro.

L’aritmetica della prima registrazione

Särekanno ha indicato il punto critico: la raccolta delle impronte al primo ingresso è «probabilmente la parte più impegnativa» del rollout. I numeri spiegano perché. Un controllo passaporti standard richiede 20 o 25 secondi secondo IATA. Con l’EES si sale a circa 90, e sopra ci si mettono i guasti delle postazioni. Quadruplicare il tempo di processo per passeggero, su volumi estivi, significa trasformare ogni picco di traffico in coda.

Le concause sono note. Organici insufficienti ai controlli e chioschi ed eGate inaffidabili o lenti. A questi si aggiunge la scarsa adozione dell’app di preregistrazione sviluppata da Frontex. Alcuni scali, Lisbona è il caso citato più spesso, scontano anche vincoli di spazio fisico per le nuove apparecchiature. C’è poi un’anomalia procedurale riconosciuta dalla stessa agenzia: ad alcuni viaggiatori le impronte sono state richieste anche dopo il primo ingresso, pratica che le regole EES non prevedono. [Inferenza] Più che un difetto del sistema centrale, è il sintomo di una formazione disomogenea del personale di frontiera.

Schengen a 2 velocità

La frattura corre lungo i confini nazionali. «Ci sono Stati che lo gestiscono piuttosto bene e hanno dedicato risorse per seguire i processi», ha detto Särekanno. «Ci sono altri che stanno ancora faticando». Spagna, Portogallo, Francia e Italia risultano tra i più colpiti, e gli episodi si accumulano. In aprile oltre 100 passeggeri easyJet hanno perso un volo da Milano Linate a Manchester per i ritardi ai controlli passaporti. A fine maggio le autorità francesi hanno temporaneamente alleggerito le procedure EES a Dover dopo i gravi ritardi del weekend festivo di primavera. Avevamo documentato la dinamica nell’analisi sul caos EES negli aeroporti europei: la cronaca di giugno la conferma punto per punto.

Le previsioni per l’estate arrivano dall’assemblea generale IATA di Rio de Janeiro. Rafael Schvartzman, vicepresidente regionale per l’Europa, ha avvertito il 6 giugno che senza interventi su organici e problemi tecnici le code potrebbero raggiungere «3, 4, 5, 6 ore», con ritardi e coincidenze perse già registrati in Portogallo, Spagna, Italia, Grecia e Belgio.

Settembre, il muro delle deroghe

La scadenza più delicata è settembre. L’opzione di derogare alla raccolta biometrica termina quel mese, e alla domanda su possibili ulteriori allentamenti Särekanno ha risposto che ci sarà «fine tuning» ma «nessun ulteriore allentamento delle regole». Non ci sono nemmeno piani per estendere la facoltà dei singoli Paesi di sospendere i processi EES nei picchi di traffico.

L’industria chiede l’opposto. Una lettera congiunta di ACI Europe, Airlines for Europe e IATA ha sollecitato la risoluzione urgente delle «criticità» responsabili dei ritardi, avvertendo che senza flessibilità sufficiente le interruzioni gravi nei mesi di picco sono una prospettiva concreta, e IATA insiste perché le clausole di sospensione restino disponibili oltre settembre. La posizione di Frontex è quindi una scommessa esplicita: Särekanno spera che entro settembre i nodi principali siano sciolti, previsione che convive male con l’orizzonte di 1 o 2 anni dichiarato nello stesso intervento. [Inferenza] Il calcolo dell’agenzia poggia sulla curva delle prime registrazioni: man mano che la massa di viaggiatori già censiti cresce, il tempo medio per passeggero scende da solo. Nel breve la matematica gioca contro, perché l’estate 2026 è la prima stagione di picco con sistema pienamente operativo e la quota di primi ingressi resterà alta proprio nei mesi di traffico massimo.

Il domino ETIAS

Le code nascondono il problema più grande. ETIAS, l’autorizzazione di viaggio per i cittadini di 59 Paesi esenti da visto, è atteso nell’ultimo trimestre del 2026. Il sistema dipende dalla banca dati biometrica dell’EES e non può partire finché questo non è pienamente operativo. La tariffa è confermata a 20 euro (dai 7 inizialmente previsti) e la platea potenziale copre 1,4 miliardi di viaggiatori. È prevista una fase transitoria di 6 mesi in cui l’assenza di ETIAS non comporterà respingimenti.

[Inferenza] Qui l’ammissione di Särekanno diventa concreta. Se la stabilizzazione dell’EES richiede fino a 2 anni, ETIAS verrà acceso sopra un’infrastruttura ancora in rodaggio, aggiungendo un requisito documentale per i viaggiatori esenti da visto (britannici, americani, canadesi e gli altri) mentre il primo strato non ha ancora smaltito i propri colli di bottiglia. I precedenti non rassicurano: ETIAS era previsto per il 2021 ed è slittato al 2022, al 2023, al 2024, al 2025 e infine al quarto trimestre 2026, quasi sempre perché l’EES non era pronto.

Per chi vola la traduzione operativa è una: l’attrito EES va messo a budget come variabile strutturale dell’estate 2026, e con ogni probabilità anche della prossima. Con un’incognita in più sul calendario: l’autunno in cui le deroghe finiscono è lo stesso in cui il sistema dovrà reggere il peso di un secondo debutto.

The Flying Guru

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