Fine del programma FCAS: l’Europa rinuncia al caccia comune

Francia e Germania chiudono il caccia comune di sesta generazione. Lo scontro tra Dassault e Airbus, i requisiti inconciliabili e cosa resta del programma.

Fine del programma FCAS. Francia e Germania hanno rinunciato al caccia comune di sesta generazione e chiudono il capitolo più ambizioso della cooperazione militare europea. La notizia arriva dall’Handelsblatt l’8 giugno 2026, attribuita al governo federale tedesco, e trova conferma poche ore dopo nelle parole dell’Eliseo.

Merz aveva parlato a Macron il 6 giugno, in Montenegro, a margine del vertice UE Balcani Occidentali. Una conversazione breve, decisiva. L’annuncio politico è caduto in coincidenza con l’apertura di ILA Berlin 2026, vetrina scelta non per caso.

Era il 2017 quando Macron e Merkel presentavano il Future Combat Air System come pilastro della difesa europea del futuro. La Spagna entra nel 2019. Valore stimato oltre 100 miliardi di euro sull’intero ciclo di vita. Obiettivo dichiarato, sostituire Rafale ed Eurofighter a partire dal 2040, con un velivolo con pilota affiancato da droni di accompagnamento (i Remote Carriers) e da una rete digitale condivisa.

Il calendario non ha mai tenuto. Il programma è rimasto inchiodato alla Fase 1B (sviluppo tecnologico), finanziata con 3,2 miliardi di euro a dicembre 2022, senza mai raggiungere la Fase 2 e quel dimostratore atteso intorno al 2026.

Al centro della rottura, Dassault e Airbus. Trappier rivendicava il ruolo di architetto e capofila del caccia. Secondo le ricostruzioni di Reuters e del portale tedesco Hartpunkt arrivava a chiedere fino all’80% della ripartizione del lavoro (il cosiddetto workshare), contro la divisione paritaria in terzi maturata con l’ingresso spagnolo. Proprietà intellettuale e governance del programma, due fronti mai chiusi. Su ogni tavolo lo stesso nodo, chi comanda.

“Airbus non vuole più lavorare con Dassault”, diceva Trappier a Le Monde a marzo. Una frase che riassume due anni di accuse incrociate.

Sotto la lite industriale, una frattura strategica. La Francia vuole un caccia con capacità nucleare, capace di operare da portaerei, coerente con la postura della Force de dissuasion. La Germania non ha questa esigenza. Berlino aveva proposto due varianti distinte dello stesso velivolo. Parigi ha detto no.

La mediazione politica avviata da Macron e Merz si è arenata il 18 aprile 2026, quando il mediatore tedesco ha messo nero su bianco l’impossibilità di costruire insieme un caccia con pilota. Merz ha tentato di convincere Trappier ad accettare la parità. Senza esito.

Non tutto finisce sotto le macerie. Sopravvive la Combat Cloud, l’architettura digitale che collega aerei, droni, sensori e satelliti in un unico quadro operativo. Francia e Germania continueranno a svilupparla insieme ai sistemi senza pilota. La spartizione delle responsabilità sarà discussa al consiglio dei ministri franco tedesco, atteso per il 17 luglio 2026.

Il vuoto lasciato dal caccia franco tedesco premia il GCAP, il programma di Regno Unito, Italia e Giappone, l’altro sesta generazione europeo rimasto in piedi e con una struttura industriale giudicata più solida.

[Speculazione] Airbus potrebbe ora cercare nuovi partner, dalla svedese Saab allo stesso GCAP. [Speculazione] Dassault potrebbe proseguire da sola sull’evoluzione del Rafale. [Non verificato] Circolano voci su un interesse tedesco a valutare l’ingresso nel GCAP.

Sul fronte interno la nuova strategia aeronautica nazionale tedesca (in approvazione dal gabinetto il 10 giugno 2026 e presentata a ILA Berlin) fissa un principio, Airbus dovrà avere un ruolo di guida in qualunque futuro progetto tedesco di aereo da combattimento. Lo stop al caccia comune mette pressione anche sul programma terrestre MGCS, l’altro grande cantiere franco tedesco ancora aperto.

The Flying Guru

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