NATO, stop agli E-7A Wedgetail: verso un nuovo equilibrio nella sorveglianza aerea

La NATO abbandona l’acquisizione degli E-7A Wedgetail. Crescono le possibilità per il Saab GlobalEye mentre l’Alleanza ridisegna la sorveglianza aerea.

La decisione è arrivata dai Paesi Bassi, che coordinano il consorzio europeo AWACS: la NATO sospende l’acquisizione dei sei Boeing E-7A Wedgetail destinati a sostituire i quattordici E-3A Sentry ancora in linea. La mossa segna un cambio di passo per l’Alleanza e rimette in discussione una transizione considerata ormai definita: l’E-7A, scelto da RAF e USAF come erede naturale del Sentry, non è più il candidato di riferimento.

La vicenda prende forma in un contesto che si è evoluto rapidamente. La Royal Air Force ha ridimensionato il programma passando dai sette velivoli previsti a tre operativi, mentre l’US Air Force ha visto collassare il programma Rapid Prototype per l’E-7 a causa di costi crescenti e scadenze ingestibili. A pesare è anche il mutato orientamento strategico statunitense: l’interesse si è spostato sulle costellazioni satellitari per sorveglianza e allarme precoce, integrate da piattaforme più piccole rispetto ai grandi AEW&C tradizionali. L’E-7A, nato per la RAF e modellato sulle esigenze operative di vent’anni fa, si ritrova così fuori asse rispetto alle priorità della Casa Bianca e del Pentagono.

An E-3A Airborne Warning & Control System (AWACS) aircraft sits on the tarmac at NATO Air Base Geilenkirchen, Germany.

La Francia ha scelto una strada diversa. Il problema della sostituzione degli E-3D riguarda anche Parigi, ma la risposta non è arrivata da Boeing. Il governo francese ha optato per il Saab GlobalEye, ordinando due velivoli con opzione per altri due. È un segnale politico e industriale che ha già avuto ripercussioni in Europa: Germania e Danimarca hanno manifestato interesse per la stessa soluzione, e Polonia e Grecia stanno valutando il velivolo svedese. Il modello scelto da Parigi si inserisce in un quadro in cui il ritiro statunitense dal programma NATO crea un vuoto decisionale che può favorire un’opzione maggiormente europea, anche grazie alla partecipazione di Bombardier attraverso il Global 6500.

Il ritiro degli Stati Uniti ha infatti inciso in modo determinante sulla decisione. I Paesi Bassi, a nome dei sei partner europei del programma AWACS, hanno spiegato che senza Washington non è possibile sostenere l’acquisto degli E-7A. La nota del Ministero della Difesa olandese indica due direzioni: ricercare nuovi partner e accelerare la scelta di una piattaforma che possa entrare in servizio entro il 2035.

La partita europea sulla sorveglianza aerea non riguarda soltanto la scelta tra Wedgetail e GlobalEye. In questo scenario in evoluzione l’Italia occupa una posizione particolare: in modo discreto ma costante, l’Aeronautica Militare è diventata uno dei riferimenti continentali nel settore AEW&C grazie ai suoi E-550A CAEW. L’arrivo di questi velivoli, basati sulla piattaforma Gulfstream G550, ha permesso a Roma di colmare un vuoto europeo mentre molte nazioni discutevano sull’erede del Sentry. Oggi l’Italia dispone di una capacità di allerta precoce pienamente operativa e già messa alla prova in missioni NATO, contribuendo in modo significativo alla sorveglianza dei confini orientali dell’Alleanza.

Questo ruolo è destinato a consolidarsi. L’Italia ha avviato un potenziamento della flotta che copre sorveglianza, guerra elettronica e intelligence, con l’introduzione di nuovi Gulfstream G550 in configurazioni CAEW, JAMMS ed EA. Il percorso si inserisce in un quadro più ampio che prevede l’arrivo degli EA-37B Compass Call e l’estensione del leasing dei velivoli Spydr SIGINT fino alla piena operatività dei nuovi sistemi. La strategia della Difesa è orientata a mantenere in continuità una capacità avanzata di raccolta dati e contrasto elettronico senza attendere la definizione dei programmi multilaterali per gli AWACS di prossima generazione.

Il capitolo dei droni si muove nella stessa direzione. L’Aeronautica porterà i MQ-9A Reaper allo standard Block 5 e parteciperà al progetto Eurodrone. Nel breve periodo è prevista l’introduzione di nuovi sistemi a pilotaggio remoto armati, con funzioni di sorveglianza su lunghe distanze e impiego operativo esteso. È un processo graduale che rafforza la posizione italiana all’interno della NATO in un momento in cui l’Alleanza sta ridefinendo gli strumenti di allarme precoce.

L’evoluzione della postura italiana permette di osservare il quadro NATO da una prospettiva diversa: mentre l’Alleanza discute la sostituzione degli E-3A, Roma ha già consolidato una capacità autonoma e moderna. Questo contribuisce a ridurre la dipendenza da sistemi in fase di transizione e offre un supporto immediato alle operazioni di sorveglianza nello spazio euro-atlantico. In un contesto che vede il ritiro statunitense dal programma Wedgetail e un crescente interesse europeo verso piattaforme come il GlobalEye, il contributo italiano acquista un peso che inizialmente non era stato messo in evidenza.

E-550A CAEW
E-550A CAEW

La competizione per il futuro della sorveglianza aerea NATO è quindi aperta. L’E-7A Wedgetail perde la posizione dominante costruita negli ultimi anni, mentre il Saab GlobalEye vede crescere sensibilmente le sue possibilità, sostenuto da trend politici e industriali favorevoli. Il quadro si muove in direzione di una soluzione meno dipendente dagli Stati Uniti e più coerente con il tessuto industriale europeo, anche se una scelta definitiva non è ancora all’orizzonte. L’unica certezza riguarda i tempi: l’Alleanza vuole chiudere il dossier prima del 2035 per rimpiazzare gli E-3A al termine della loro vita operativa, e la partita, oggi, è completamente riaperta.

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