La Corte d’Appello federale degli Stati Uniti ha respinto un secondo ricorso presentato dagli avvocati dei familiari delle vittime degli incidenti del Boeing 737 Max del 2018 e 2019, confermando la scelta del Dipartimento di Giustizia di non perseguire penalmente Boeing nel 2025 per frode legata alla certificazione del velivolo. Secondo i giudici, il Dipartimento di Giustizia ha rispettato gli obblighi previsti dal Crime Victims’ Rights Act.
A commentare la decisione è stato Paul Cassell, legale che rappresenta alcune delle famiglie delle persone morte nei due disastri: “Le famiglie che rappresento sono molto deluse dalla decisione della Corte d’Appello di non riesaminare il caso. Questo importante procedimento, il più grave crimine societario nella storia degli Stati Uniti, meritava l’esame dell’intera Corte d’Appello”. Cassell ha aggiunto che i legali stanno valutando le prossime mosse. Il primo ricorso era stato presentato nel novembre dello scorso anno e respinto a marzo da un collegio di tre giudici, che aveva già stabilito la correttezza dell’operato del Dipartimento di Giustizia. In aprile era poi arrivata la richiesta di riesame “en banc”, nuovamente bocciata con la decisione del 22 maggio.
Il caso nasce dall’incriminazione del 2021, quando il Dipartimento di Giustizia accusò Boeing di frode sostenendo che due dipendenti avessero “intenzionalmente ingannato la FAA” sulle modifiche al sistema Maneuvering Characteristics Augmentation System (MCAS) del 737 Max. Proprio quel sistema contribuì a far precipitare i due aerei in picchiata senza possibilità di recupero da parte dei piloti. In una prima fase, Boeing aveva raggiunto un accordo di deferred prosecution, ammettendo responsabilità, impegnandosi a misure correttive e al pagamento di multe, compensazioni ai clienti e indennizzi alle famiglie delle vittime.
Nel 2024 però il Dipartimento di Giustizia revocò quell’intesa dopo il cedimento in volo del door-plug centrale di cabina su un 737 Max 9, episodio ricondotto a un difetto produttivo. Boeing aveva poi accettato di dichiararsi colpevole nell’ambito di un nuovo accordo, ma nel dicembre 2024 un giudice lo annullò esprimendo dubbi sul sistema di monitoraggio previsto.
Si è così arrivati nel 2025 a un accordo di non perseguibilità, ritenuto dal Dipartimento di Giustizia preferibile rispetto all’incertezza di un processo, che impone comunque a Boeing ulteriori sanzioni economiche e il controllo di un monitor indipendente.
Foto in apertura: Kgbo su Wikimedia (licenza CC BY-SA 4.0, via Openverse).
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