Il 20 maggio 1970, alle 11:20 locali, il Boeing 747-143 marche I-DEMA toccò la pista di Roma Fiumicino. Era partito da Seattle Boeing Field, dove i Jumbo nascevano, ai comandi il capitano Sergio Mosetti. Non era un volo qualunque: era il momento in cui la compagnia di bandiera italiana entrava nell’era del widebody, con un aereo che portava il nome di un uomo appena tornato dalla Luna.
“Neil Armstrong” non era un’intitolazione casuale. Alla fine degli anni Sessanta il mondo guardava in alto: allo spazio, alla tecnologia, alla promessa di un futuro più grande. Il Boeing 747 incarnava perfettamente quello spirito. Con la sua fusoliera imponente, il caratteristico ponte superiore e una capacità di trasporto fino ad allora impensabile, il Jumbo Jet non era solo un aereo più grande degli altri; era il velivolo che avrebbe trasformato il viaggio intercontinentale in un’esperienza di massa, aprendo rotte e accorciando distanze su scala planetaria.
Il 747-143 era la variante della serie 100 ordinata da Alitalia: quattro turbofan Pratt & Whitney JT9D-7, autonomia intorno ai 9.800 km, capacità fino a 366 passeggeri in configurazione mista. Numeri che nel 1970 erano semplicemente un’altra categoria rispetto a tutto ciò che era venuto prima. La compagnia di bandiera entrava nell’era del lungo raggio con una macchina che portava con sé prestigio, capacità operativa e una fortissima carica simbolica: Roma Fiumicino come porta internazionale del Paese, il 747 come prova visibile dell’ambizione italiana di stare dentro la modernità dell’aviazione mondiale.
Nel corso degli anni Alitalia avrebbe impiegato complessivamente sedici Boeing 747 in diverse configurazioni (passeggeri, cargo e Combi, capaci di trasportare insieme viaggiatori e merci) sulle rotte transatlantiche verso New York, Chicago e Los Angeles, e successivamente verso Tokyo. Una presenza lunga oltre vent’anni, legata a un periodo in cui il nome Alitalia evocava ancora il lungo raggio, le livree eleganti, gli equipaggi in divisa e il viaggio aereo come qualcosa di raro, quasi cerimoniale.
Il Jumbo cedette progressivamente il passo ai widebody di nuova generazione. Alitalia seguì la stessa traiettoria, fino alla fine. Ma quella fotografia sul piazzale di Fiumicino, con gli uomini in piedi davanti al muso enorme del 747 e lo striscione celebrativo alle loro spalle, conserva tutto il peso di un momento irripetibile.
Il 20 maggio 1970 non arrivò soltanto il primo Boeing 747 di Alitalia. Arrivò un pezzo di Novecento aeronautico: grande, rumoroso, elegante, irripetibile.
The Flying Guru
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