Forbes lancia l’allarme: centinaia di controllori di volo pronti a lasciare il lavoro. La FAA taglia il 10% dei voli negli Stati Uniti

Negli Stati Uniti il traffico aereo entra in una fase critica. Secondo un’inchiesta pubblicata da Forbes, centinaia di controllori di volo federali sono pronti a rassegnare le dimissioni già da oggi, dopo settimane di turni estenuanti e stipendi azzerati a causa dello shutdown governativo.
La Federal Aviation Administration (FAA) ha reagito con una misura d’emergenza: taglio del 10% dei voli in 40 grandi aeroporti, pari a circa 4.500 collegamenti giornalieri.

La notizia è stata confermata anche da CNBC e CNN, che citano fonti interne alla FAA e alla National Air Traffic Controllers Association (NATCA).
Il presidente del sindacato, Nick Daniels, ha dichiarato: «Stiamo vedendo controllori di volo che abbandonano questa carriera. Per la prima volta abbiamo meno personale di quanto non ne avessimo durante lo shutdown del 2019, e questo ci mette in una posizione terribile per il futuro».

Un sistema che si svuota dall’interno

Forbes descrive un morale definito da molti operatori come “awful” e “soul-killing”, aggravato dal secondo cedolino consecutivo con importo pari a zero. Un istruttore del Midwest ha spiegato: «Non credo che qualcuno si sorprenderebbe se mille controllori si dimettessero», aggiungendo che «alcuni lo dicono apertamente, altri no, ma stanno tutti pensando di andarsene».

Molti di quelli intenzionati a lasciare sono supervisori e istruttori con decenni di esperienza, un punto che preoccupa gli esperti: «Perderemo anni di conoscenza istituzionale e ridurremo la capacità di formare i nuovi arrivati», ha affermato Chad Kendall, docente e istruttore capo FAA presso la Metropolitan State University di Denver.

L’origine del collasso

La crisi, però, non nasce dallo shutdown. Da anni i controllori denunciano carenze croniche di personale, infrastrutture tecnologiche obsolete e un carico di lavoro ormai insostenibile.
In molti centri radar, dagli hub di New York e Chicago a quelli di Dallas, Atlanta e Los Angeles, i turni superano regolarmente le 60 ore settimanali.
Il programma di modernizzazione NextGen, lanciato nel 2007 per sostituire i vecchi radar e introdurre sistemi digitali, è rimasto parziale e disomogeneo.

Melanie Dickman, docente all’Ohio State University, ha riassunto così la situazione: «Il taglio dei voli non è una soluzione. I controllori dovranno comunque presentarsi al lavoro, non essere pagati e fare le stesse ore di straordinari».

Lo shutdown federale, in corso da oltre un mese, ha bloccato i fondi pubblici e sospeso gli stipendi di oltre 800.000 dipendenti. I controllori, pur essendo considerati “personale essenziale”, devono continuare a lavorare senza retribuzione.
Il segretario ai trasporti Sean Duffy ha ammesso che il Paese si trova «a un passo dal caos di massa» e che la riduzione dei voli «non risolve nulla, ma evita il collasso immediato del sistema».

Un controllore intervistato da Forbes ha espresso la frustrazione diffusa: «Siamo stanchi del rimpallo di accuse tra Sean Duffy e i politici di Washington. Siamo stanchi di essere pedine».

La misura della FAA interessa gli scali principali del Paese: New York JFK e LaGuardia, Chicago O’Hare e Midway, Los Angeles, Dallas-Fort Worth, Miami, San Francisco, Seattle, Atlanta, Denver e altre trenta strutture ad alto traffico.
Secondo stime del settore, il blocco del 10% equivale alla cancellazione di oltre 4.500 voli al giorno, con ripercussioni dirette su milioni di passeggeri e sulle catene logistiche nazionali.

L’associazione Airlines for America ha definito la situazione «inaccettabile», ricordando che «non è sostenibile che controllori, agenti TSA e funzionari doganali lavorino senza stipendio, mentre il pubblico affronta ore di attesa e migliaia di cancellazioni».

Un effetto domino sulle festività

L’allarme arriva alla vigilia del periodo di massimo traffico dell’anno. Airlines for America stima 31 milioni di americani in viaggio per il Ringraziamento, un volume di spostamenti che il sistema, nelle condizioni attuali, non sarebbe in grado di gestire.

Mary Schiavo, ex ispettore generale del Dipartimento dei Trasporti, ha invitato alla cautela: «Non credo che assisteremo a dimissioni di massa solo per due stipendi mancati. Ma molti controllori sono prossimi alla pensione, e per loro questa è la goccia che fa traboccare il vaso».

Nel 2019, un’ondata di assenze tra i controllori costrinse l’amministrazione Trump a porre fine allo shutdown dopo 35 giorni. Molti osservatori ritengono possibile uno scenario simile: «Il Congresso reagisce solo quando il disagio pubblico si traduce in danno economico. L’aviazione è il settore più capace di esercitare quella pressione», ha osservato Kendall.

Il rischio di un collasso sistemico

L’aviazione americana si trova oggi in una posizione instabile, sospesa tra stanchezza, incertezza politica e infrastrutture logorate. La riduzione dei voli decisa dalla FAA è un tentativo di contenere il danno, non di risolverlo.
Ma se le dimissioni annunciate da Forbes si concretizzeranno, il sistema rischia un collasso di scala nazionale: voli cancellati, scali saturi, sicurezza operativa in bilico.

Il morale, già definito “soul-killing” da chi lavora nelle torri di controllo, è il termometro di una crisi più profonda. Una crisi che non è esplosa oggi, ma che da anni si consuma in silenzio, dentro le sale radar dove si continua a garantire la sicurezza del cielo americano, anche senza stipendio.

The Flying Guru

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