Il disastro aereo di fine gennaio a Washington non è stato il frutto di una sola notte sfortunata, ma il risultato di anni di scelte mancate e criticità irrisolte. È questo il messaggio più forte emerso dalle tre giornate di udienze al Congresso USA del National Transportation Safety Board (NTSB), conclusesi venerdì, durante le quali sono stati ascoltati rappresentanti della Federal Aviation Administration (FAA), dell’esercito statunitense e della compagnia PSA Airlines, sussidiaria di American Airlines.
Clark Allen, responsabile delle operazioni nella torre di controllo del Ronald Reagan National Airport (DCA) la sera dell’incidente, ha dichiarato che «l’incidente non è accaduto quella notte, ma negli anni precedenti», indicando come la mancanza di risorse adeguate, la scarsa attenzione verso le segnalazioni dei dipendenti e una cultura organizzativa incapace di recepire le criticità abbiano lentamente creato le condizioni che hanno portato alla collisione.
Lo scontro fra il CRJ di American Eagle (American Airlines volo 5342) ed un UH‑60 Black Hawk dell’esercito ha provocato 67 vittime, segnando la prima catastrofe dell’aviazione commerciale statunitense dal 2009. L’ultima tragedia di dimensioni simili risaliva infatti al volo Colgan Air 3407, precipitato vicino a Buffalo, che aveva spinto a una revisione complessiva delle regole di addestramento dei piloti regionali. Da allora, nonostante diversi incidenti minori, la sicurezza dell’aviazione civile americana era stata considerata un modello a livello mondiale. Il caso di Washington interrompe bruscamente un periodo di oltre quindici anni senza disastri di questo livello.
Le ricostruzioni hanno messo in luce una serie di falle: l’elicottero non ha ricevuto l’ordine di “passare dietro al CRJ” perché la trasmissione radio si era sovrapposta ad altre comunicazioni, mentre i piloti del jet non erano stati informati della presenza del Black Hawk nello spazio aereo circostante. Gli investigatori hanno inoltre rilevato gravi difetti negli strumenti dei Black Hawk, con altimetri barometrici e radioaltimetri che durante test successivi hanno mostrato margini di errore superiori ai 200 piedi. Ciò rende probabile che l’equipaggio non avesse consapevolezza della reale quota di volo: al momento del contatto i due velivoli si erano trovati a meno di 75 piedi di distanza (23 metri), una separazione minima impressionante per uno scenario così congestionato.

La situazione all’interno della torre di controllo del DCA di Washington si è rivelata altrettanto fragile. Diversi controllori hanno parlato di un clima teso e di una comunicazione verticale insufficiente con la FAA. Alcuni hanno riferito di aver temuto ripercussioni, trasferimenti o licenziamenti nel caso in cui avessero sollevato obiezioni operative. Dopo la tragedia la tensione è esplosa: in primavera una lite è degenerata in una colluttazione con l’arresto di un controllore, mentre l’operatore che aveva parlato con l’aereo poco prima della collisione non è mai più tornato al lavoro. Già nel 2023 il personale aveva chiesto di ridurre i movimenti in arrivo su Reagan National, ma l’appello era stato respinto e il Congresso aveva addirittura approvato un aumento dei voli, aggravando ulteriormente il carico operativo.
Un altro nodo cruciale riguarda i sistemi di sorveglianza e anticollisione. Il Black Hawk non trasmetteva la sua posizione tramite ADS‑B, il sistema che permette di rendere visibili i velivoli ai controllori e agli altri aerei, e non era dotato nemmeno del TCAS, lo standard per l’aviazione civile. Per ragioni di sicurezza nazionale i velivoli militari sono tuttora esentati dall’obbligo di usare l’ADS‑B, anche se da vent’anni la NTSB raccomanda di estenderlo a tutta la flotta. L’assenza di questo requisito è tornata con forza al centro del dibattito, tanto che in Congresso è stato presentato il “Rotor Act”, che renderebbe obbligatoria la trasmissione della posizione anche per gli aeromobili militari.
Il nuovo amministratore della FAA, Bryan Bedford, e il segretario ai Trasporti, Sean Duffy, hanno manifestato sostegno alla proposta, mentre la presidente della NTSB Jennifer Homendy ha ricordato che l’obiettivo dell’indagine non è solo tecnico, ma anche umano: arrivare a un quadro chiaro per onorare la memoria delle vittime, sia quelle a bordo del CRJ sia l’equipaggio del Black Hawk. Il rapporto finale è atteso entro gennaio 2026 e dovrà stabilire in maniera definitiva le cause di una tragedia che ha riportato negli Stati Uniti l’incubo di un grande disastro aereo civile.
The Flying Guru
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