Air Tahiti Nui sta vivendo una fase delicata: la compagnia di Papeete, che opera con una flotta di soli quattro Boeing 787-9 Dreamliner, fatica a restare profittevole. Secondo un’analisi della società di consulenza Arthur D. Little, solo il collegamento diretto tra Papeete (PPT) e Los Angeles (LAX) riesce oggi a generare utili.
Le altre destinazioni principali mostrano un quadro contrastante: i voli verso Parigi Charles de Gaulle e Auckland si avvicinano al punto di pareggio, mentre le rotte per Seattle e Tokyo continuano a registrare perdite. Per un vettore con una flotta così ridotta, l’impiego inefficiente dei Dreamliner rischia di compromettere ogni possibilità di crescita sostenibile.
Il report suggerisce un cambio di rotta: abbandonare i collegamenti in perdita con Seattle e Tokyo per concentrare le risorse su mercati più promettenti. Le alternative proposte sono San Francisco, Sydney e Honolulu. Le motivazioni sono chiare: la concorrenza forte a Seattle e la domanda debole dal Giappone, penalizzata da uno yen in difficoltà e da minori spese discrezionali, hanno reso non redditizie queste destinazioni. Al contrario, San Francisco e Sydney garantirebbero accesso a flussi transpacifici più solidi, mentre Honolulu rappresenterebbe un hub naturale all’interno del turismo pacifico.
La sfida sarà gestire questa transizione con una flotta di sole quattro macchine: ogni aeromobile deve essere impiegato con estrema attenzione. Una strategia mirata potrebbe però consentire ad Air Tahiti Nui di invertire la rotta e di consolidare il proprio ruolo di vettore di riferimento per la Polinesia francese.
The Flying Guru
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