Flybondi, il fallimento chiesto dopo il crollo operativo della low cost argentina

Il fallimento chiesto dall'Hotel Presidente arriva mentre Flybondi affronta il crollo operativo più profondo della sua storia, tra cambio di controllo e vertici in fuga.

Aeroparque Jorge Newbery, Buenos Aires. Per anni i banchi arancioni di Flybondi hanno significato una promessa precisa: volare a basso prezzo in un Paese che fino al 2018 non aveva mai conosciuto un vettore ultra low cost. Nata sull’onda della politica di cieli aperti di Mauricio Macri, la compagnia ha costruito in pochi anni una rete diffusa verso Córdoba, Mendoza, Bariloche, Salta, Iguazú e altre destinazioni interne, oltre a qualche collegamento regionale verso il Brasile. Quella storia si è capovolta in meno di un anno: oggi Flybondi affronta il fallimento chiesto da un creditore in tribunale, in mezzo al crollo più profondo della sua storia operativa.

La flotta si è ridotta ai minimi termini. La quota di mercato è quasi azzerata. Il vertice manageriale è stato rinnovato quasi per intero nel giro di poche settimane. Il fallimento chiesto in tribunale arriva a formalizzare una crisi già visibile nei numeri.

Da compagnia in espansione a crisi profonda

I numeri raccontano un deterioramento rapido. La quota di Flybondi nel mercato di cabotaggio argentino è scesa dal 25% di febbraio 2026 al 6% di maggio, secondo dati della società di consulenza Adventus. Nello stesso mese la puntualità si è fermata al 26,64%, con quasi il 47% dei voli programmati cancellati. Tra giugno 2025 e maggio 2026 la compagnia ha accumulato oltre 2.500 cancellazioni, con circa 350.000 passeggeri coinvolti. JetSmart, il concorrente diretto, ha mantenuto nello stesso periodo una puntualità sopra il 90% e cancellazioni sotto lo 0,5%.

La flotta si è ridotta in modo marcato, anche se le fonti non concordano sulla cifra esatta. La stampa argentina descrive un passaggio da una flotta vicina a 15 aeromobili a soli 2 Boeing 737 800 operativi, dopo la radiazione del velivolo LV KHO, fermo da mesi in manutenzione in Messico. Aviation Week, citando il CAPA Fleet Database, riporta invece 9 Boeing 737 800 ancora attivi nei registri, di cui solo 3 realmente disponibili per l’operativo. [Non verificato] il numero esatto di aeromobili in volo al momento della pubblicazione.

Al 7 luglio 2026 Flybondi non risultava aver operato un volo da 5 giorni consecutivi, secondo Aviation Week.

Un vertice manageriale in fuga

Sul piano manageriale la compagnia ha perso in poche settimane gran parte della sua linea di comando. La CEO Paz Lovisolo, in carica da febbraio 2026, si è dimessa a giugno dopo circa 4 mesi, mantenendo la presidenza e il ruolo di General Counsel in COC Global Enterprise. Hanno lasciato anche il Chief Commercial Officer Federico Pastore e la responsabile Affari Corporativi e Comunicazione Lucía Ginzo. Il predecessore di Lovisolo, Mauricio Sana, aveva già lasciato il board a maggio. Una fonte interna ha riferito a Perfil che l’ufficio stampa della compagnia è stato di fatto disattivato.

La legge argentina assegna all’ANAC (Administración Nacional de Aviación Civil) il potere di imporre piani di contingenza finanziaria, applicare sanzioni o sospendere in via cautelare il certificato di operatore aereo. Finora l’ente non ha reso pubblica alcuna misura nei confronti di Flybondi.

Un cambio di controllo silenzioso

Dietro la crisi operativa c’è anche un cambio di proprietà passato quasi inosservato. Cartesian Capital Group, il fondo che aveva sostenuto Flybondi fin dal debutto nel 2018, resta oggi un socio di minoranza. Dal giugno 2025 il controllo è passato a COC Global Enterprise, il gruppo guidato da Leonardo Scatturice, che aveva promesso nuova liquidità, aeromobili aggiuntivi e un ampliamento della rete.

Il fallimento chiesto dall’Hotel Presidente

La richiesta di fallimento arriva da un creditore preciso. L’Hotel Presidente, uno dei cinque stelle più tradizionali di Buenos Aires, ha presentato l’istanza per un debito di 660.721.114,03 pesos, relativo a 49 fatture emesse tra dicembre 2025 e giugno 2026 per servizi alberghieri destinati agli equipaggi della compagnia. La causa è affidata al Juzgado Nacional en lo Comercial N°24, sezione 47, giudice Guillermo Pesaresi.

Il magistrato ha respinto la prima presentazione per un vizio formale nella documentazione, non per un giudizio di merito sul debito. Le fatture di credito elettronico per PMI allegate non rispettano i requisiti della legge 27.440. Il procedimento resta aperto, in attesa che l’Hotel Presidente integri la documentazione richiesta dal tribunale.

Un secondo fronte giudiziario

A maggio 2026 la società di trasporto terrestre Manuel Tienda León ha avviato un’azione esecutiva contro Flybondi per un debito di oltre 122 milioni di pesos. Il giudice ha concesso un sequestro preventivo sui conti della compagnia. Gli avvocati incaricati di eseguirlo hanno trovato conti bancari quasi vuoti, un dato che l’Hotel Presidente ha poi richiamato per sostenere lo stato di cessazione dei pagamenti.

Il contrasto con i piani annunciati pochi mesi prima resta netto. A dicembre 2025 Flybondi aveva presentato un rinnovo flotta che la rendeva primo cliente Airbus A220 in America Latina, con un ordine per 15 A220 300 (più opzioni per altri 5) e 10 Boeing 737 10 (più opzioni per altri 5). Il programma di luglio 2026 prevedeva comunque 26 rotte dirette (contro le 33 dello stesso mese dell’anno precedente), pari a circa il 12,5% dei posti offerti programmati in Argentina: una quota che riflette gli orari pubblicati, non l’operativo realmente effettuato, ormai molto più ridotto. Aerolíneas Argentinas copre circa il 45% della capacità programmata, JetSmart il 19,1%.

The Flying Guru

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