Spirit Airlines, compagnia ultra-low-cost statunitense, ha avviato una ristrutturazione radicale nell’ambito del Chapter 11 dopo mesi di difficoltà finanziarie. Oggi opera una flotta interamente Airbus (A320, A320neo, A321 e A321neo) ma il piano prevede di ridurre di quasi 100 velivoli l’attuale flotta di 214 aerei e di uscire da oltre una dozzina di aeroporti negli Stati Uniti, tagliando decine di rotte poco redditizie.
Secondo il CFO Fred Cromer, il piano consentirà di risparmiare “centinaia di milioni di dollari” e di sostenere una Spirit Airlines “più piccola ma più solida”. Come riportato da FlyingReport, Spirit ha annunciato di voler rigettare complessivamente 114 aeromobili da vari lessor: 92 Airbus A320neo, 3 A321neo e 19 A320. La compagnia ha già presentato in tribunale una mozione per rescindere 87 contratti di leasing e ha rifiutato altri 27 leasing da AerCap, con cui ha raggiunto un accordo da 150 milioni di dollari per chiudere le dispute su 36 Airbus previsti tra il 2027 e il 2028.
Tra i tagli annunciati nelle ultime settimane: l’uscita dagli aeroporti di Hartford (Connecticut), Minneapolis (Minnesota) e la sospensione di circa 40 collegamenti. Non è chiaro quante di queste misure siano già operative.
Cromer ha spiegato che il fallimento è stato causato dall’eccesso di capacità nel segmento low cost, dalla domanda debole e dalla concorrenza delle grandi compagnie tradizionali che hanno invaso il mercato con tariffe basse. “All’inizio del 2025 c’era ottimismo su una ripresa che non è mai arrivata” ha detto. “Questo ci ha portato alla situazione attuale”.
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