Nel bilancio del primo trimestre 2026 IAG esercita opzioni per altri 10 Boeing 737 con consegne nel 2028 e 2029. Il gruppo non li assegna ancora formalmente a Vueling, ma il dato arriva dopo i 50 MAX già destinati alla low cost spagnola: più che una coincidenza, sembra il proseguimento di una traiettoria.
Nel bilancio trimestrale di IAG c’è un passaggio che si potrebbe leggere distrattamente, come spesso accade con le note di flotta: nel primo trimestre 2026 il gruppo ha esercitato opzioni per acquistare 10 Airbus A320neo family, con consegne previste nel 2030, e 10 Boeing 737, con consegne previste nel 2028 e nel 2029.
IAG aggiunge una precisazione importante: questi aerei serviranno a dare flessibilità al gruppo per sostituzione o crescita sul corto raggio e saranno assegnati alle varie compagnie più vicino alla consegna. Quindi no, nel documento non c’è scritto che quei 10 Boeing andranno automaticamente a Vueling. Ma il punto è proprio qui: una riga finanziaria, messa dentro la sequenza giusta, racconta più di quanto dica in modo esplicito.
Come avevamo già raccontato nell’articolo su IAG e il passaggio di Vueling a Boeing, i 50 MAX iniziali rappresentavano il primo vero strappo con la tradizione Airbus della compagnia spagnola. Perché solo pochi mesi fa IAG aveva già indicato Vueling come destinataria dei 50 Boeing 737 MAX previsti dal piano di flotta del gruppo. Una decisione pesante: Vueling è nata, cresciuta e diventata una delle principali low cost europee attorno alla famiglia Airbus A320. Passare a Boeing non significa semplicemente cambiare aeroplani; significa aprire una seconda piattaforma tecnica, con tutto quello che ne deriva in termini di addestramento, manutenzione, equipaggi, basi e pianificazione.
Dopo i 50 MAX, il piano sembra allargarsi
La lettura più prudente è questa: IAG non annuncia ancora una nuova assegnazione formale a Vueling, ma l’esercizio di 10 nuove opzioni Boeing per il corto raggio si inserisce perfettamente nella traiettoria già avviata. I 50 MAX erano il primo strappo con il passato Airbus. I 10 Boeing aggiuntivi, se letti dentro lo stesso percorso, suggeriscono che quella svolta possa diventare più ampia. Non un esperimento limitato, ma una trasformazione di flotta destinata a pesare per anni sulla struttura industriale della compagnia spagnola.
Il motivo per cui questa lettura ha senso non sta solo nella flotta. Sta nei numeri di Vueling. Nel primo trimestre 2026 la compagnia non ha semplicemente messo più capacità sul mercato. Anzi: gli ASK sono scesi dell’1,9%. Eppure i ricavi passeggeri sono saliti dell’8,0%, i ricavi totali sono cresciuti dell’8,6% e il PRASK, cioè il ricavo passeggeri per posto chilometro offerto, è aumentato del 10,1%.
È un passaggio importante, perché racconta una compagnia che non sta migliorando gonfiando l’offerta. Sta vendendo meglio la capacità che ha. Sta riempiendo meglio gli aerei, sta monetizzando meglio i posti disponibili, sta lavorando più sul valore della capacità che sul volume puro. Il load factor conferma questa dinamica: Vueling sale al 90,9%, con un miglioramento di 2,6 punti rispetto al primo trimestre 2025. Nel frattempo i passeggeri trasportati crescono solo dell’1,0%, da 7,839 a 7,916 milioni. Tradotto: non c’è un’esplosione di traffico, ma c’è una gestione più efficace della capacità.
Anche il risultato economico va letto con equilibrio. Vueling resta in perdita nel trimestre, come spesso accade nella parte più debole dell’anno per molte compagnie europee, ma il rosso si riduce in modo netto: la perdita prima delle voci eccezionali scende a 28 milioni di euro, con un miglioramento di 27 milioni rispetto all’anno precedente. Il margine resta negativo, a meno 4,6%, ma migliora di 5,1 punti. Non è ancora una compagnia improvvisamente trasformata in una macchina da margini, e raccontarla così sarebbe sbagliato. È però una compagnia che sta cambiando traiettoria: meno capacità, ricavi unitari più forti, perdita più contenuta.
Qui entra il senso industriale della flotta. Se una low cost riempie già molto, il problema non è soltanto trovare altri passeggeri. Il problema diventa trasformare quei passeggeri in margine: costo per posto, consumi, densità, puntualità, manutenzione, rotazioni, utilizzo giornaliero degli aeromobili. È in questa zona che il Boeing 737 MAX diventa una leva, non una semplice sostituzione di aerei vecchi con aerei nuovi.

La Spagna tira, Regno Unito e Italia meno
La call con gli investitori che si è tenuta l’8maggio, aggiunge un dettaglio utile, perché toglie al racconto l’effetto “tutto va bene ovunque”. Nicholas Cadbury ha spiegato che Vueling ha migliorato il risultato grazie a una forte performance dei ricavi, con un andamento particolarmente positivo sulle rotte domestiche spagnole. Allo stesso tempo, ha indicato Regno Unito e Italia come mercati più complicati. Questo è un punto da tenere: Vueling non sta migliorando perché il suo network sia improvvisamente diventato facile. Sta migliorando dentro un mercato ancora molto competitivo, dove alcune aree funzionano bene e altre restano sotto pressione.
La Spagna, in questa fase, sembra essere il centro più solido. IAG segnala anche una forte crescita dei ricavi unitari nel mercato domestico, favorita dalle Canarie, dalle Baleari, dalla Spagna continentale e in parte dai problemi del trasporto ferroviario. In più, una parte della capacità sottratta alle rotte più esposte alla crisi in Medio Oriente è stata riallocata verso mercati più vicini al cuore del gruppo, compresa la Spagna.
C’è un altro passaggio della call che vale la pena citare, perché spiega meglio la qualità del trimestre. Vueling ha beneficiato anche del miglioramento del proprio revenue management e dell’anticipo della Pasqua. Detto in modo meno tecnico: la compagnia ha gestito meglio prezzi, domanda e disponibilità dei posti. Non basta riempire un aereo; bisogna riempirlo al prezzo giusto, nel momento giusto, sulla rotta giusta. Per una low cost europea, questa è una differenza enorme.
Il calendario ha aiutato, perché la Pasqua anticipata ha spostato una parte della domanda dentro il primo trimestre. Ma il dato non si esaurisce lì. Se il PRASK cresce del 10,1% mentre la capacità scende, significa che Vueling non ha solo beneficiato del calendario: ha estratto più ricavo dalla propria rete.
Perché il Boeing entra nel racconto
A questo punto il collegamento con la flotta diventa più naturale. I 10 Boeing esercitati da IAG non sono la causa dei risultati del trimestre. Quegli aerei arriveranno più avanti. Ma sono una risposta possibile alla domanda che i numeri pongono oggi: come si rende più redditizia una compagnia che riempie già molto e che sta imparando a vendere meglio la propria capacità?
La risposta passa da aerei più efficienti, ma anche da una rete costruita con maggiore precisione. Il MAX può servire a ridurre il costo per posto, aumentare la densità sulle rotte dove la domanda lo consente e sostenere una crescita più selettiva. Non una crescita qualsiasi, ma una crescita che deve produrre margine. Per IAG, Vueling è il terreno naturale di questa partita. British Airways resta il grande marchio premium del gruppo. Iberia presidia Madrid e l’America Latina. Aer Lingus lavora sul mercato irlandese e sul Nord Atlantico. Vueling, invece, è la piattaforma più esposta alla competizione quotidiana del corto e medio raggio europeo: Ryanair, easyJet, Wizz Air, le rotte leisure, il domestico spagnolo, Barcellona, le isole, le città europee dove pochi euro di costo per posto possono cambiare il risultato di una rotta.
La svolta Boeing, però, non è senza rischi. Per anni Vueling dovrà probabilmente convivere con due famiglie di aeromobili, Airbus e Boeing. Questo significa più complessità: piloti da addestrare, tecnici da formare, ricambi diversi, programmazione più delicata, basi da organizzare con maggiore attenzione.
Il vantaggio non arriva quando il primo MAX atterra in flotta. Arriva solo se la transizione viene gestita bene: sostituzione ordinata degli Airbus più anziani, tempi di consegna rispettati, affidabilità sufficiente, riduzione reale del costo per posto. E qui c’è anche il tema Boeing. IAG può costruire un piano coerente, ma quel piano dipende dalla capacità del costruttore americano di consegnare gli aerei nei tempi previsti. Per una compagnia come Vueling, che vive di rotazioni, puntualità e alta utilizzazione della flotta, un ritardo non è solo un problema industriale: può rallentare tutta la trasformazione.
La notizia, quindi, non è soltanto che IAG abbia esercitato opzioni per altri 10 Boeing 737. La notizia è che questa scelta arriva in un momento preciso: Vueling riduce la capacità, migliora i ricavi unitari, contiene la perdita e conferma la forza del mercato domestico spagnolo. Dentro questa sequenza, i nuovi Boeing non sembrano un’aggiunta casuale. Sembrano il secondo tempo di una svolta già iniziata con i 50 MAX destinati alla compagnia catalana.
IAG non lo scrive ancora nero su bianco. Ma il bilancio racconta abbastanza per capire la direzione: Vueling sta diventando uno dei punti centrali con cui il gruppo prova a ridisegnare il proprio corto e medio raggio europeo. I 50 MAX erano la rottura iniziale. I dieci Boeing aggiuntivi indicano che quella rottura potrebbe diventare una trasformazione più lunga, più ampia e più difficile da ignorare.
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