Quando Swiss ha annunciato lo stop ai suoi nove Airbus A220-100 per almeno diciotto mesi, non si è trattato di una semplice scelta operativa. È stato il segnale più evidente di una crisi industriale che affonda le radici nella catena produttiva dei motori Pratt & Whitney Geared Turbofan (GTF).
Il problema non riguarda la sicurezza, ma l’affidabilità: i motori non cedono in volo, ma si usurano molto prima del previsto, costringendo le compagnie a continue revisioni e aerei fermi per settimane o mesi.
Un’innovazione tanto brillante quanto fragile
La famiglia GTF, che comprende i modelli PW1500G (montato sugli A220) e PW1100G-JM (usato su A320neo e A321neo), nasce con un’idea rivoluzionaria: un riduttore epicicloidale che consente alla ventola di girare a velocità più bassa rispetto al compressore, migliorando l’efficienza e riducendo il rumore.
Sulla carta, un successo. Nella pratica, un sistema estremamente complesso, spinto ai limiti della metallurgia moderna. Alcuni componenti fondamentali (in particolare dischi di turbina e alberi di trasmissione) sono stati realizzati con un processo di fusione del metallo in polvere che, in diversi lotti, ha mostrato impurità microscopiche.
Quelle particelle contaminate hanno provocato microfratture e corrosione interna, difetti invisibili che, sotto le alte temperature e le sollecitazioni del volo, riducono la resistenza dei materiali. Il motore, invece di durare migliaia di cicli, ne sopporta poche centinaia prima di richiedere un’ispezione approfondita.

L’origine del difetto
Il metallo in polvere viene ottenuto fondendo leghe speciali e trasformandole in microsfere tramite gas inerti. Da queste si ricavano componenti leggeri e resistenti. Tuttavia, se la purezza non è perfetta (come accaduto nei lotti prodotti tra il 2015 e il 2021) si formano inclusioni o contaminazioni che compromettono la struttura del materiale.
Col tempo, queste imperfezioni generano microfratture nei dischi delle turbine e negli alberi del compressore, che si ampliano progressivamente a causa delle sollecitazioni termiche e meccaniche. Le ispezioni non distruttive, oggi più ravvicinate, individuano le anomalie prima che diventino pericolose, ma impongono lo smontaggio e la revisione del motore.
Il difetto ha quindi origine nella produzione, ma il suo effetto è operativo: affidabilità ridotta, tempi di fermo lunghi e catene di manutenzione sature.
Dalla Svizzera all’Europa
Per questo Swiss ha deciso di cannibalizzare i propri A220-100, smontando i motori per mantenere in volo gli A220-300. La compagnia dispone anche di cinque aerei in leasing da AirBaltic, ma la mancanza di propulsori pronti limita la capacità complessiva.
Swiss non è sola. ITA Airways ha 7 A220 fermi su 27 per manutenzione straordinaria. AirBaltic ha cancellato oltre 4.600 voli nel 2025, con quasi metà flotta a terra. Air Austral (nelle isole dell’Oceano Indiano) ha scelto di sostituire i propri A220, mentre Egyptair ha venduto la sua intera flotta di 12 esemplari già nel 2024.
La crisi ha colpito anche la famiglia A320neo, dove i motori PW1100G-JM presentano gli stessi difetti metallurgici. Wizz Air, tra i principali operatori europei, ha dichiarato fino al 20% della flotta ferma e prevede ritardi nella piena operatività almeno fino al 2027.
Una crisi di sistema
Si stima che oltre 3.000 motori GTF nel mondo richiedano ispezioni straordinarie o revisioni complete. La scarsità di ricambi, la saturazione delle officine e i tempi di attesa di diversi mesi per ogni intervento hanno generato un effetto domino: voli cancellati, reti ridotte, leasing di emergenza e costi in aumento.
Pratt & Whitney ha avviato un piano di revisione dei materiali e promesso un incremento della capacità produttiva, ma il ripristino della piena operatività richiederà anni.
Per Swiss e per molti altri vettori, l’A220 resta un aereo straordinario sul piano tecnico. Ma finché i motori non torneranno a garantire la durata e la stabilità previste, il programma resterà il simbolo di una promessa tecnologica ancora incompiuta.
The Flying Guru
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