La guerra all’India di Air India

C’è un numero che racconta da solo la portata di quello che sta accadendo ad Air India: 77,4%. È il crollo dei voli programmati sulla rotta India-Stati Uniti tra marzo e maggio 2026, registrato dai dati Cirium. Non si tratta di un aggiustamento stagionale né di una revisione tattica del network; è il collasso di quella che avrebbe dovuto essere la traiettoria di rilancio di un vettore nazionale che Tata Group ha acquisito dallo Stato indiano nel 2022 con l’ambizione dichiarata di farne un attore globale credibile.

Quella traiettoria è sotto attacco da tre direzioni contemporaneamente. Il conflitto iraniano ha richiuso corridoi aerei che Air India utilizzava per raggiungere Nord America ed Europa senza deviazioni costose. Il Pakistan vieta alle compagnie aeree indiane di sorvolare il proprio spazio aereo dall’aprile 2025, in seguito alle tensioni diplomatiche seguite agli scontri di confine, obbligando i vettori a circumnavigare il subcontinente con tratte più lunghe e consumi di carburante sensibilmente più elevati. Il prezzo del jet fuel, nel frattempo, ha registrato quella che l’uscente CEO Campbell Wilson ha definito in un memorandum interno del 1° maggio una “massiccia impennata”, sufficiente a rendere non redditizi “molti dei nostri voli internazionali”. Il risultato è che per l’esercizio 2025-26 Air India si avvia a registrare perdite record superiori a 2,12 miliardi di dollari, secondo una fonte vicina alla compagnia citata da Reuters.

Un piano di trasformazione colpito nel cuore

Per capire perché questi tagli siano così devastanti, è necessario risalire alla logica del rilancio. Air India non è mai stata profittevole dal momento della privatizzazione. La scommessa di Tata era strutturalmente semplice: investire in nuovi widebody, rinnovare le cabine, costruire un network di collegamenti non-stop verso Europa e Nord America, e usare quei voli di lungo raggio come leva commerciale per attrarre passeggeri premium in grado di ribaltare l’economia del gruppo. Più del 60% dei ricavi di Air India proviene proprio dalle operazioni internazionali.

La guerra ha colpito ogni singola gamba del piano di trasformazione di Air India

Linus Benjamin Bauer, global managing partner della società di consulenza BAA & Partners

Non è un’iperbole. I voli verso l’Europa sono scesi del 5,1% su base annua tra marzo e maggio (Cirium), ma la vera frattura è sulle rotte nordamericane: i 6.404 voli internazionali programmati nel periodo segnano un calo del 17,5% rispetto all’anno precedente (dati OAG), con il mercato statunitense che ha assorbito il contraccolpo più violento. Air India ha già sospeso i voli Delhi-Washington e le tratte da Bengaluru e Mumbai verso San Francisco; mercoledì 14 maggio ha annunciato la sospensione del Delhi-Chicago fino a ottobre 2026, insieme a ulteriori riduzioni su altre rotte nordamericane per l’estate. Su alcuni itinerari verso gli Stati Uniti, i tempi di percorrenza sono aumentati di quasi cinque ore per effetto delle deviazioni imposte dalle chiusure dello spazio aereo.

Il tempismo è particolarmente crudele. I nuovi widebody sono stati ordinati, i programmi di rinnovamento delle cabine avviati con anni di ritardo, e proprio nel momento in cui la compagnia avrebbe dovuto raccogliere i frutti di quegli investimenti si trova invece a tagliare il network che quei frutti avrebbe dovuto produrre.

youtube placeholder image

Lo spazio lasciato libero viene occupato in ore

I mercati dell’aviazione non tollerano il vuoto. Quando un vettore riduce capacità su rotte ad alta domanda, altri attori si muovono con una velocità che raramente trova paragoni in altri settori industriali.

Swiss, controllata da Lufthansa, ha programmato 247 voli dall’India tra marzo e maggio, con un incremento del 39% rispetto all’anno precedente (OAG). L’aumento è concentrato principalmente sulla rotta Delhi-Zurigo, dove i voli schedulati sono cresciuti del 76% raggiungendo quota 155 nel periodo: Swiss ha aggiunto un secondo volo giornaliero e ha dichiarato pubblicamente di registrare “una domanda molto forte dall’India verso l’Europa, e in particolare verso gli Stati Uniti“. KLM ha programmato 294 voli dall’India nello stesso intervallo, in crescita del 19,5%, e ha confermato un incremento di passeggeri indiani sui propri voli in correlazione diretta con la crisi del Golfo. Cathay Pacific ha portato a 588 i voli tra India e Hong Kong nel trimestre, segnando un più 19% rispetto all’anno precedente: il CEO Ronald Lam aveva anticipato a fine marzo la strategia, spiegando che molti passeggeri indiani che in precedenza si collegavano verso gli Stati Uniti attraverso il Medio Oriente stavano ridisegnando i propri itinerari via Hong Kong.

Emirates ha mantenuto il proprio programma sostanzialmente invariato a 2.196 voli dall’India nel periodo; la compagnia di Dubai ha dalla sua una base operativa che le consente di assorbire le turbolenze geopolitiche regionali con margini di manovra superiori a qualsiasi concorrente. American Airlines e United Airlines hanno rafforzato la propria posizione sulle rotte India-USA già a partire dalla sospensione dei voli Air India da Delhi verso Washington e delle tratte da Bengaluru e Mumbai verso San Francisco avvenuta l’anno scorso.

Il dato aggregato che sintetizza lo spostamento di potere è quello elaborato da OAG: la quota di mercato delle compagnie straniere sui voli internazionali originati dall’India è salita al 58,4% nel periodo marzo-maggio 2026, dal 51,2% dello stesso periodo dell’anno precedente. In poco più di dodici mesi, la bilancia si è invertita; i vettori stranieri controllano ora quasi tre quinti del traffico internazionale nel mercato dell’aviazione in più rapida crescita al mondo.

Il marketing come segnale strategico

Non tutte le mosse dei concorrenti sono operative. Alcune sono deliberatamente simboliche, e più significative per questo. A marzo, Lufthansa ha illuminato il Sea Link di Mumbai con il proprio nome in un display laser: un gesto che non aggiunge un solo posto a sedere al network ma che traduce in linguaggio visivo un messaggio inequivocabile ai passeggeri indiani. Il mercato premium dell’India sta guardando, e le compagnie europee intendono essere presenti nel campo visivo di chi decide dove volare.

Il contesto ha una sua logica strutturale: i passeggeri indiani che in passato si collegavano verso Europa e Nord America attraverso gli hub del Golfo (Dubai, Doha, Abu Dhabi) si trovano oggi di fronte a un’alternativa parzialmente obbligata. Con parte delle rotte del Medio Oriente chiuse o rallentate e con le preoccupazioni legate alla stabilità della regione, gli hub europei e asiatici diventano non solo una scelta ma spesso l’opzione disponibile. Swiss, KLM, Cathay e Lufthansa si presentano esattamente in questo momento con capacità aggiuntiva, tariffe competitive e campagne di comunicazione calibrate sul pubblico indiano.

La dinamica ha anche un lato tariffario: la riduzione dell’offerta di Air India su rotte chiave ha contribuito a spingere verso l’alto le tariffe medie, rendendo il mercato ancora più appetibile per i vettori in grado di aggiungervi capacità. Ravi Gosain, presidente dell’Indian Association of Tour Operators, ha sintetizzato il problema strutturale di Air India con una precisione chirurgica: “Air India riesce ancora ad attrarre prenotazioni quando offre tariffe più basse. Ma quando le sue tariffe sono simili a quelle dei vettori stranieri e i percorsi sono più lunghi, i passeggeri tendono a preferire le compagnie straniere.

I limiti bilaterali come fattore di contenimento

Esiste tuttavia un meccanismo che potrebbe rallentare l’espansione dei concorrenti stranieri: i “bilateral air service agreement“, gli accordi bilaterali tra Stati che regolano quante frequenze ciascuna compagnia può operare su determinati mercati. Sono gli stessi accordi che hanno limitato la crescita dei vettori del Golfo in India negli anni scorsi, e potrebbero ora agire come freno sull’espansione di Swiss, KLM e Cathay. L’India non ha ancora allentato in modo significativo questi vincoli, e alcune delle compagnie che starebbero volentieri aggiungendo ulteriore capacità si trovano a operare nei margini consentiti dagli accordi esistenti.

Dubai ha aggiunto un ulteriore elemento di complessità: a marzo ha introdotto un tetto al numero di voli giornalieri dei vettori stranieri verso i propri aeroporti, una misura che ha colpito anche Air India nella gestione delle sue connessioni via Golfo.

Il peso della leadership mancante

In questo scenario, Air India si trova senza guida al vertice in uno dei momenti più critici della sua storia recente. Campbell Wilson, neozelandese, ha rassegnato le dimissioni da CEO ad aprile, nel mezzo della crisi, dopo mesi di persistenti perdite e attenzione regolatoria. Secondo Reuters, i principali candidati alla successione sono Vinod Kannan, dirigente di Singapore Airlines (che detiene circa il 25% del capitale di Air India), e Nipun Aggarwal, responsabile commerciale della compagnia. La scelta avrà implicazioni rilevanti non solo sull’indirizzo strategico ma sulla capacità stessa di Air India di negoziare con autorità e concorrenti in un contesto che cambia settimana dopo settimana.

Una redistribuzione che potrebbe non essere temporanea

La tentazione di leggere questo episodio come una crisi contingente, destinata a risolversi con il cessare delle ostilità in Iran o con una normalizzazione delle relazioni indo-pakistane, trascura una dinamica più insidiosa. I passeggeri che oggi prenotano su Swiss, KLM o Cathay costruiscono abitudini di viaggio; le compagnie che acquisiscono slot e aumentano frequenze consolidano rapporti con agenzie, sistemi di distribuzione e programmi di fidelizzazione. Il mercato dell’aviazione ha una memoria lunga: le quote guadagnate in periodi di discontinuità tendono a non restituirsi spontaneamente quando la discontinuità cessa.

Air India tornerà a operare con piena capacità quando le condizioni lo permetteranno. Ma i vettori che oggi occupano lo spazio lasciato libero non hanno nessun incentivo a restituirlo. Il mercato indiano dell’aviazione internazionale si sta ridisegnando, e la geopolitica si è rivelata uno strumento di redistribuzione più efficace di qualsiasi piano commerciale.

The Flying Guru

Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?

Topic

VAI
SOSTIENI IL PROGETTO

Ti è utile quello che leggi?

FalcoVBS è un lavoro portato avanti per passione, senza ritorni economici diretti. Se ne apprezzi il valore, il tuo supporto aiuta a tenerlo vivo, indipendente e sostenibile nel tempo.

Offrimi un caffè

C'è altro da leggere

VAI
Html code here! Replace this with any non empty raw html code and that's it.

Topic

VAI