Il nuovo proprietario di Condor potrebbe arrivare dal Golfo. Lo ha detto il CEO della compagnia, Peter Gerber, in un’intervista al magazine tedesco Stern, aprendo esplicitamente a vettori come Emirates, Etihad e Qatar Airways come possibili acquirenti. Lufthansa, che pure resta il vettore più prossimo geograficamente e culturalmente, è esclusa dal novero per motivi antitrust: un’acquisizione da parte del gruppo che controlla già la quota dominante del mercato tedesco solleverebbe inevitabilmente le obiezioni delle autorità della concorrenza.
Gerber ha usato una formula diretta. “Non serve essere profeti per dire che Condor probabilmente finirà per agganciarsi a un conglomerato più grande”, ha dichiarato, indicando poi i nomi concreti. Oltre ai tre vettori del Golfo, il ceo ha citato anche Turkish Airlines come possibile candidato, definendola un’azionista interessata a crescere in Europa.
La logica dietro l’apertura ai vettori arabi non è solo commerciale. Gerber ha collegato l’interesse potenziale di Emirates, Etihad e Qatar Airways a un riposizionamento più ampio di queste compagnie dopo le tensioni tra Stati Uniti e Iran: “Sono anch’essi attori forti che, dopo l’esperienza con gli Stati Uniti nella guerra in Iran, potrebbero voler rendersi meno dipendenti dal proprio mercato di origine e potrebbero essere aperti a partner di altre regioni”, ha spiegato. La lettura implicita è che i grandi network carrier del Golfo, storicamente costruiti attorno agli hub di Dubai, Abu Dhabi e Doha come piattaforme per il traffico intercontinentale, valutino oggi una diversificazione geografica dei propri asset anche in risposta all’instabilità dello scenario mediorientale.
Non si tratterebbe di un ingresso da zero. Condor ha già rapporti operativi con due dei tre vettori indicati da Gerber: un accordo di codeshare con Emirates è entrato in vigore nell’ottobre 2024, mentre l’alleanza con Etihad è in fase di ampliamento. Un’acquisizione, quindi, formalizzerebbe legami commerciali già esistenti piuttosto che aprirne di nuovi.
Il nuovo proprietario di Condor e l’eredità di Thomas Cook
La questione della proprietà di Condor affonda le radici nel crollo di Thomas Cook Group, la ex casa madre britannica, dichiarata insolvente il 23 settembre 2019. Il governo tedesco intervenne con un prestito ponte da 380 milioni di euro per garantire la continuità operativa della compagnia, che nel frattempo veniva scorporata attraverso una procedura di amministrazione controllata (Schutzschirmverfahren). Un primo tentativo di cessione al gruppo polacco LOT, annunciato nel gennaio 2020, saltò nell’aprile dello stesso anno per effetto della pandemia. La soluzione arrivò solo nel luglio 2021, quando il fondo di investimento britannico Attestor rilevò il 51% della compagnia, impegnandosi a iniettare 200 milioni di euro di capitale fresco e ulteriori 250 milioni per il rinnovo della flotta di lungo raggio.
Il restante 49% è rimasto da allora in mano pubblica, attraverso la banca di sviluppo statale KfW, per conto del governo federale tedesco e del Land dell’Assia, dove Condor ha sede. Questa quota rappresenta l’eredità diretta degli aiuti di stato concessi durante la crisi Thomas Cook e la successiva pandemia, e lo stato ha più volte segnalato l’intenzione di uscire dal capitale della compagnia.
Sul fronte finanziario, Attestor ha tempo fino al 2026 per rimborsare debiti per 400 milioni di euro legati agli aiuti ricevuti: solo a quel punto il fondo potrà, se lo riterrà opportuno, rilevare anche la quota pubblica residua. Gli ultimi dati disponibili, relativi all’esercizio 2023/24, mostrano perdite per 62 milioni di euro, quasi dimezzate rispetto all’anno precedente, con la direzione che rivendica un risultato operativo già in utile. È in questo quadro, con una flotta in via di rinnovo (Airbus A330neo sul lungo raggio, famiglia A320neo sul corto e medio raggio) e un bilancio in miglioramento, che si inserisce la ricerca di un partner strategico definitivo.
Il tema tocca un nodo strutturale del trasporto aereo leisure europeo. Le compagnie charter e vacanziere del continente, strette tra costi del personale, prezzo dell’energia e oneri aeroportuali crescenti, faticano sempre più a reggere da sole, mentre i grandi gruppi (network carrier tradizionali o vettori del Golfo in cerca di ulteriori porte d’accesso al mercato europeo) vedono in portafogli di rotte e slot consolidati un’occasione di espansione a basso rischio incrementale. Condor, con la sua base di passeggeri fedeli in Germania e una rete di lungo raggio verso le destinazioni turistiche, rientra esattamente in questo profilo.
The Flying Guru
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