A pochi giorni dall’ingresso di ITA Airways in Star Alliance, avvenuto il 1° aprile 2026, la compagnia italiana di riferimento annuncia un nuovo tassello nel suo disegno di feederaggio europeo. Il 17 aprile, in un comunicato congiunto diffuso da Barcellona e Roma, Volotea e ITA hanno ufficializzato il lancio di un accordo di codeshare bilaterale attivo dal 15 aprile, che prevede fino a 104 combinazioni disponibili (origin and destination) incardinate sull’hub di Roma Fiumicino e, in misura minore, sugli scali spagnoli di Madrid e Barcellona.
La cronologia della partnership, se letta con attenzione, racconta qualcosa che va oltre la singola notizia commerciale: il codeshare è la naturale conseguenza di un percorso iniziato dodici mesi prima, quando le due compagnie avevano firmato un accordo di interline bilaterale, proseguito a dicembre 2025 con la presentazione di un’offerta congiunta (costituzione di un Raggruppamento Temporaneo di Imprese in caso di aggiudicazione) per la gara sulle rotte in continuità territoriale Cagliari-Roma Fiumicino e Olbia-Milano Linate.
Il comunicato dffuso dalle due aziende indica le destinazioni chiave che beneficeranno del nuovo accordo: da Fiumicino, i passeggeri Volotea potranno accedere a Milano Linate, Catania, Palermo, Brindisi, Trieste, Genova, Reggio Calabria, Francoforte, Parigi, Londra, Zurigo, Tirana e Amsterdam, tutte sul network ITA. In direzione opposta, i clienti ITA troveranno sotto codice condiviso città come Asturias, Bilbao, Bordeaux, Lourdes/Tarbes, Nantes e Strasburgo, oltre a Murcia, Asturias e Vitoria via Madrid e Barcellona.
La selezione non è casuale: si tratta in larga parte di mercati regionali francesi e spagnoli nei quali ITA non ha presenza diretta (e difficilmente potrebbe averla con un modello operativo centrato sul medio-lungo raggio), e che Volotea serve invece in modo capillare dal suo network di 23 scali italiani e 56 città europee in 8 Paesi. Il numero di combinazioni, 104, scende leggermente rispetto alle 118 opportunità di collegamento generate dall’accordo di interline di dicembre 2025: il dato non va letto come un arretramento ma come il riflesso della diversa natura tecnica dei due strumenti, con il codeshare che richiede una configurazione più selettiva e un’implementazione più complessa su ciascuna coppia O&D.
Il contesto strategico in cui questo accordo si inserisce è lo snodo più interessante. ITA Airways ha completato il proprio ingresso in Star Alliance il 1° aprile 2026, diventando il 26° membro dell’alleanza (che conta oltre 17.500 voli giornalieri e più di 1.150 destinazioni in 190 Paesi) e portando in dote 350 voli al giorno e circa 16 milioni di passeggeri annui, con un contributo significativo alla copertura dell’Europa meridionale.
La transizione è stata tecnicamente complessa: uscita da SkyTeam il 30 aprile 2025, chiusura del programma fedeltà Volare il 30 marzo 2026 e integrazione in Miles & More di Lufthansa (un ecosistema da 50 milioni di utenti), ridistribuzione delle operazioni in Terminal 1 a Francoforte e Terminal 2 a Monaco per avvicinarsi fisicamente agli altri vettori del gruppo tedesco. Tutto questo si inserisce nel quadro più ampio dell’integrazione con Lufthansa, che detiene oggi il 41% di ITA e prevede di salire fino al 90% all’inizio del 2027, lasciando al Ministero dell’Economia una quota residuale. In questo scenario, il codeshare con Volotea copre un vuoto preciso: il feederaggio sulle destinazioni regionali europee che nessun vettore di Star Alliance opera con sufficiente capillarità, in particolare nei mercati secondari francesi e spagnoli.
Per Volotea, il calcolo è altrettanto chiaro. La compagnia fondata nel 2011 da Carlos Muñoz e Lázaro Ros (già fondatori di Vueling) ha chiuso il 2025 con il traguardo degli 80 milioni di passeggeri trasportati e si appresta a operare, nel 2026, oltre 430 rotte (più della metà delle quali in esclusiva), quasi 14 milioni di posti offerti (in crescita del 12% rispetto al 2025) e più di 80.000 voli, con una flotta di 44-46 Airbus A319 e A320.
Il vettore ha costruito un modello di nicchia nelle rotte tra città europee di dimensioni piccole e medie, spesso escluse dai grandi flussi di hub: proprio la tipologia di mercato che un vettore di rete come ITA non può servire direttamente in modo profittevole. L’accordo offre a Volotea quella che è storicamente la funzione più redditizia del codeshare per un vettore point-to-point: la visibilità commerciale sui sistemi di distribuzione globali di ITA (e, per estensione, di Star Alliance) e l’accesso a un bacino di traffico feed che in partenza autonoma sarebbe molto più costoso da conquistare. Non è un caso che Volotea gestisca già rotte in continuità territoriale (una in Italia e tre in Francia) e abbia scelto proprio il modello RTI per la partecipazione alla gara Sardegna: un modello giuridico e operativo che presuppone la capacità di lavorare dentro cornici regolatorie complesse, caratteristica non comune tra i vettori low-cost puri.
Il codeshare Volotea-ITA, letto contro lo sfondo dell’ingresso in Star Alliance, segnala anche qualcosa di più ampio sul modello di consolidamento europeo. Nel modello classico, un vettore di rete dentro un’alleanza si affida ad altri vettori dell’alleanza per il feederaggio; nel modello che Lufthansa sta costruendo intorno a ITA, invece, il feederaggio europeo viene parzialmente esternalizzato a vettori low-cost indipendenti, purché capaci di rispettare standard operativi e commerciali compatibili.
Non è una novità assoluta (Lufthansa ha storicamente gestito partnership simili con vettori regionali), ma l’estensione del modello a un operatore indipendente delle dimensioni di Volotea e su un perimetro così ampio di rotte è un segnale da osservare. La prossima tappa strategica per ITA, l’ingresso nella joint venture transatlantica “A++” con Lufthansa, Air Canada e United, sposterà ulteriormente il baricentro della compagnia verso il lungo raggio: ed è proprio in quella configurazione che un partner come Volotea (in grado di alimentare Fiumicino dalle regioni europee periferiche) diventa strutturalmente più utile di quanto appaia oggi.
Il codeshare firmato il 17 aprile, insomma, non è un accordo commerciale tra molti altri: è un pezzo di architettura che assume significato pieno solo se letto nella traiettoria complessiva dei prossimi ventiquattro mesi.
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?





