Lufthansa Group ha chiuso il secondo trimestre 2026 con un utile operativo rettificato (Adjusted Ebit) di 383 milioni di euro, contro gli 870 milioni dello stesso periodo del 2025. Il calo supera il 56% e arriva con ricavi in crescita dell’8%, a 11,1 miliardi di euro. Il margine operativo si è contratto dall’8,4% al 3,4%. L’utile netto è sceso da 1 miliardo a 123 milioni. Il free cash flow rettificato del trimestre è passato da +138 a -365 milioni di euro.
Lufthansa secondo trimestre 2026: il carburante pesa per 750 milioni
Il gruppo ha quantificato le 2 voci che hanno eroso il risultato: circa 750 milioni di euro di costi aggiuntivi per il carburante rispetto all’anno precedente e almeno 150 milioni di oneri legati agli scioperi. Il rincaro del kerosene deriva dall’impennata dei prezzi provocata dal conflitto in Medio Oriente. La domanda ha tenuto: gli yield sulle rotte asiatiche sono cresciuti di oltre il 13%, con il segmento premium a fare da traino. Il CEO Carsten Spohr ha collegato la tenuta dei ricavi agli investimenti di prodotto (Allegris, Swiss Senses, l’upgrade di servizio FOX), che a suo dire iniziano a ripagarsi.
La guidance passa a una forbice fra 1,7 e 2,2 miliardi
Fino a ieri il gruppo indicava per il 2026 un risultato “significativamente superiore” ai 1,96 miliardi del 2025. Ora prevede un Adjusted Ebit fra 1,7 e 2,2 miliardi di euro. Solo l’estremo superiore della forbice manterrebbe l’ambizione originaria. Il CFO Till Streichert ha spiegato il passaggio da un obiettivo puntuale a un intervallo con la crescente volatilità dei prezzi del carburante e con cicli di prenotazione considerevolmente più corti nel business passeggeri, che rendono le previsioni sempre più difficili. Il gruppo prevede inoltre una capacità annua in linea con il livello del 2025, dunque crescita zero.
Le compagnie di rete (Lufthansa, Swiss, Austrian, Brussels Airlines, Discover) hanno ridotto la capacità del 3%, effetto di 6 giornate di sciopero in aprile e dell’ottimizzazione del corto raggio, inclusa l’uscita di CityLine dall’operativo. Il load factor è salito all’81,6% e i ricavi unitari sono cresciuti del 6,4%. Il carburante è però costato oltre 600 milioni di euro in più. I costi unitari ex carburante ed emissioni sono saliti del 3,1%, con il dato gonfiato dalla capacità ridotta: a parità di offerta l’incremento si ferma intorno all’1%. Il segmento ha chiuso con un Adjusted Ebit di 137 milioni, 490 milioni in meno dell’anno precedente, cifra che include anche un risultato delle partecipazioni inferiore di 108 milioni, riconducibile soprattutto a effetti valutativi negativi sulle passività di leasing di ITA Airways legati ai cambi.
Il point-to-point è finito sotto zero. Eurowings ha tagliato la capacità del 6% e aumentato i ricavi unitari del 9,4%, spinta da un business europeo forte. Ha sospeso temporaneamente i voli verso il Golfo (in precedenza in forte crescita) per spostare l’offerta sul Mediterraneo. I costi unitari ex carburante sono saliti del 10,9%, per la capacità ridotta, la manutenzione e le spese di preparazione all’ingresso in flotta dei Boeing 737-8 MAX. La joint venture SunExpress ha contribuito con 29 milioni in meno, per un contesto di domanda difficile sulle rotte verso la Turchia. Il segmento chiude con un Adjusted Ebit di -37 milioni, in calo di 101 milioni, di cui 71 attribuibili al solo carburante.
Cargo e Technik sostengono i conti del gruppo
A tenere in piedi il trimestre sono state le divisioni non passeggeri. Lufthansa Technik ha aumentato i ricavi dell’11% a 2,2 miliardi (con il fatturato da clienti esterni cresciuto del 23%) e un Ebit di 157 milioni, sopra i 149 dell’anno precedente. Lufthansa Cargo ha aumentato la capacità del 2%, anche grazie alla commercializzazione delle stive di ITA Airways, con yield in crescita del 27% e una domanda merci rimasta alta nel contesto della crisi mediorientale. L’Ebit del cargo è salito a 116 milioni contro i 73 del 2025, con un margine superiore all’11%. Le stesse tensioni geopolitiche che rincarano il kerosene stanno sostenendo le tariffe merci.
Il cash flow operativo del semestre è sceso di circa 600 milioni a 2,3 miliardi, per il minore risultato operativo e per incassi anticipati più bassi a fine giugno, conseguenza dei cicli di prenotazione accorciati. Gli investimenti netti sono scesi a 1 miliardo dai 1,6 del primo semestre 2025 (pagamenti finali per 8 consegne di aeromobili e anticipi per la flotta futura). Il free cash flow rettificato semestrale resta a 1 miliardo, in linea con l’anno precedente. L’indebitamento finanziario netto, incluse le obbligazioni pensionistiche, resta a 8,3 miliardi di euro come a fine 2025. La liquidità disponibile ammonta a 10,7 miliardi. La previsione annua di free cash flow rettificato, circa 0,9 miliardi, è confermata.
I ricavi salgono, gli yield salgono, il load factor sale. Il conto economico peggiora lo stesso, perché il costo che pesa di più è fuori dal controllo del gruppo. I 500 milioni di distanza fra gli estremi della nuova guidance corrispondono al margine di incertezza che Lufthansa attribuisce al prezzo del kerosene da qui a dicembre.
The Flying Guru
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