Il trimestre, terminato il 30 giugno 2026, ha risentito del forte aumento del prezzo del carburante non coperto dai contratti di hedging e della riduzione delle tariffe. Ryanair attribuisce il calo anche all’incertezza provocata dal conflitto in Medio Oriente, alle prenotazioni più tardive e al diverso calendario pasquale: nel 2025 l’intera Pasqua era ricaduta nel trimestre di aprile e giugno.
I ricavi complessivi sono aumentati appena dell’1%, da 4,34 a 4,38 miliardi di euro. La crescita del traffico non è bastata a compensare la riduzione del prezzo medio dei biglietti, sceso del 6%, da 51 a 48 euro. I ricavi derivanti dalle tariffe sono diminuiti dell’1% a 2,91 miliardi. Quelli accessori sono saliti del 5% a 1,47 miliardi, sostenuti dall’aumento dei passeggeri. Il ricavo accessorio medio è rimasto sostanzialmente stabile a circa 24 euro per viaggiatore.
Il coefficiente di riempimento si è mantenuto al 94%. Ryanair ha quindi occupato la stessa percentuale di posti dello scorso anno, ma ha dovuto vendere a prezzi più bassi per sostenere la domanda. Il ricavo complessivo per passeggero è diminuito del 5%. Il trimestre mostra quanto la crescita dei volumi possa perdere forza economica quando le tariffe scendono e una parte rilevante del carburante rincara nello stesso periodo.
Il carburante non coperto raddoppia di prezzo
I costi operativi sono aumentati dell’11%, da 3,42 a 3,81 miliardi di euro. La voce più pesante resta quella del carburante, salita del 16% a 1,69 miliardi. Ryanair aveva coperto attraverso contratti di hedging circa l’80% del fabbisogno. Il restante 20% è stato acquistato a prezzi che, secondo la compagnia, sono più che raddoppiati durante il trimestre, raggiungendo circa 150 dollari al barile.
Le coperture hanno limitato l’impatto, ma non lo hanno annullato. Per l’intero esercizio fiscale 2027 Ryanair ha bloccato l’80% del carburante a un prezzo equivalente di circa 67 dollari al barile. Per l’esercizio successivo la copertura è ferma al 15%, con un prezzo vicino agli 85 dollari.
Il costo del carburante non è stato l’unico a salire. Gli ammortamenti sono aumentati del 21% a 417 milioni di euro, anche per l’ingresso di altri 29 Boeing 737-8200 e per la maggiore attività della flotta. Le spese di manutenzione sono cresciute del 30% a 117 milioni. I costi per le rotte e per il controllo del traffico aereo sono saliti dell’8% a 386 milioni.
Le spese aeroportuali e di assistenza a terra sono aumentate del 5%, meno della crescita dei passeggeri. Il costo del personale è salito del 3% a 476 milioni, dopo gli aumenti salariali concordati in diversi Paesi. Sono invece diminuite dell’8% le spese di marketing, distribuzione e altre attività.
Il risultato operativo si è fermato a 575 milioni di euro, il 37% in meno rispetto ai 913 milioni del primo trimestre precedente.
L’Italia resta il primo mercato del gruppo
L’Italia è stata il principale mercato di Ryanair per ricavi generati dai voli in partenza. Nel trimestre ha prodotto 962,3 milioni di euro, contro i 937,8 milioni dello stesso periodo del 2025. Seguono la Spagna con 743,8 milioni, il Regno Unito con 654,2 milioni e l’Irlanda con 240,8 milioni. I ricavi spagnoli sono diminuiti, mentre quelli italiani e britannici sono aumentati.
L’Italia compare anche tra i mercati ai quali Ryanair sta destinando una parte della capacità disponibile. La compagnia ha aperto nuove basi a Rabat, Tirana e Trapani e ha messo in vendita 130 nuove rotte per l’estate 2026.
Il gruppo sostiene di voler spostare gli aerei verso Stati, regioni e aeroporti disponibili a ridurre tasse e tariffe. Tra i mercati indicati compaiono Albania, Italia, Marocco, Slovacchia e Svezia. La capacità viene invece ridotta in Austria, Germania, Irlanda e in alcuni aeroporti regionali spagnoli, considerati più costosi.
Rimborsato l’ultimo Eurobond
A maggio Ryanair ha rimborsato l’ultimo Eurobond da 1,2 miliardi di euro. La compagnia definisce ora il gruppo privo di debito, anche se il bilancio al 30 giugno riporta ancora 38,3 milioni di debito finanziario a lungo termine e circa 144 milioni di passività da leasing. La liquidità lorda è scesa da 3,6 a 2,8 miliardi di euro dopo 1,3 miliardi di rimborsi e circa 500 milioni di investimenti. La posizione finanziaria netta resta positiva per 2,7 miliardi. Ryanair dispone anche di una linea di credito da 1,1 miliardi, quasi interamente inutilizzata.
Nel trimestre il gruppo ha generato 1,2 miliardi di cassa dalle attività operative. Ha destinato 153 milioni al riacquisto di azioni e ha proseguito il programma da 750 milioni, completato per circa il 90% alla data della pubblicazione dei risultati.
Il MAX 10 resta al centro del piano di crescita
La flotta del gruppo comprende 647 aeromobili, tra i quali tutti i 210 Boeing 737-8200 ordinati. Ryanair prevede di trasportare 216 milioni di passeggeri nell’intero esercizio, con un aumento del 4%.
Secondo le informazioni ricevute da Boeing, la certificazione del 737 MAX 10 è attesa verso la fine dell’estate 2026. Le prime 15 consegne a Ryanair sono programmate per la primavera del 2027.
Il gruppo ha ordinato fino a 300 MAX 10, dei quali 150 confermati e 150 in opzione. Il piano prevede di portare la flotta a circa 800 aeromobili e il traffico a 300 milioni di passeggeri entro l’esercizio fiscale 2034. Le stime della compagnia attribuiscono al nuovo modello il 20% di posti in più e una riduzione del consumo di carburante del 20%.
Per il secondo trimestre Ryanair segnala volumi estivi ancora solidi, ma tariffe leggermente inferiori rispetto allo scorso anno. Le prenotazioni continuano ad arrivare più vicino alla partenza, con una visibilità limitata sui mesi successivi.
La compagnia non ha fornito una previsione sull’utile dell’intero esercizio. Il risultato dipenderà dalle prenotazioni di agosto e settembre, dal prezzo del 20% di carburante non coperto, dall’aumento di circa 300 milioni delle tasse ambientali europee e dall’andamento dei conflitti in Medio Oriente e Ucraina.
The Flying Guru
Vuoi capire subito il punto centrale di questo articolo?





